Sutherland JP, Zhou A, Hyppönen E, Ann Intern Med 2022 DOI.org/10.7326/M21-3324

ABSTRACT

BACKGROUND: Bassi livelli di vitamina D si associano ad un aumento della mortalità, ma mancano studi randomizzati su pazienti gravemente carenti.

SCOPO: Indagare le evidenze genetiche sul ruolo causale dei bassi livelli di vitamina D sulla mortalità.

DISEGNO: Analisi di randomizzazione mendeliana non lineare.

SETTING: UK Biobank, ampia coorte prospettica da Inghilterra, Scozia e Galles con partecipanti reclutati tra marzo 2006 e luglio 2010.

PARTECIPANTI: 307.601 soggetti presenti nella UK Biobank, di origine europea, (età compresa tra 23 e 37 anni al momento del reclutamento), di cui erano disponibili misurazioni di 25-idrossivitamina D (25(OH)D) e dati genetici.

VALUTAZIONI: I livelli di 25(OH)D geneticamente predeterminati sono stati stimati utilizzando 35 varianti confermate di 25(OH)D. La mortalità per tutte le cause e per cause specifiche (malattie cardiovascolari, cancro e patologie delle vie respiratorie) è stata registrata fino a giugno 2020.

RISULTATI: Durante 14 anni di follow up nella popolazione considerata sono stati registrati 18.700 decessi. I livelli di 25(OH)D geneticamente predeterminati hanno presentato un’associazione L-shaped con la mortalità per tutte le cause (p di nonlinearità<0.001) e il rischio di mortalità si è ridotto drasticamente con l’aumento delle concentrazioni di 25(OH)D fino a 50 nmol/L. L’associazione è stata osservata anche per la mortalità cardiovascolare, la mortalità per cancro e la mortalità per cause respiratorie (p≤0.033 per tutti gli outcomes).  La probabilità, geneticamente predeterminata, di mortalità per tutte le cause, è risultata aumentata del 25% (OR 1,25 [CI 95%, 1.16-1.35]) nei soggetti con livelli di 25(OH)D di 25nmol/L rispetto ai soggetti con una concentrazione di 50nmol/L.

CONCLUSIONI: Il nostro studio supporta una relazione causale tra carenza di vitamina D e mortalità. Ulteriori ricerche si rendono necessarie al fine di identificare nuove strategie che soddisfino il target delle linee guida della National Academy of Medicine superiore a 50 nmol/L e che riducano il rischio precoce di morte associato a bassi livelli di vitamina D.

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