D. Alarkawi, D. Bliuc, T. Tran, L. A. Ahmed, N. Emaus, A. Bjørnerem, L. Jørgensen, T. Christoffersen, J. A. Eisman, J. R. Center.
Osteoporosis International (2020) 31:119–130

ABSTRACT

SOMMARIO: Si conosce poco dell’impatto delle fratture non vertebrali / non femorali (NHNV) sulla mortalità a breve tempo. Questo studio evidenzia un rischio di morte aumentato dopo fratture di anca e fratture non vertebrali/non femorali che è ulteriormente incrementato se il paziente ha avuto una frattura successiva. Questo sottolinea l’importanza dell’intervento precoce per prevenire sia la prima frattura che le successive e migliorare la sopravvivenza.

INTRODUZIONE: le fratture osteoporotiche sono un grave problema di salute. Ci sono pochi dati pubblicati sul loro impatto sulla mortalità nei soggetti anziani. Questo studio ha valutato il contributo del tipo di frattura iniziale e delle fratture successive sulla mortalità della popolazione Norvegese che è una di quelle caratterizzate dal più alto tasso di fratture.

METODI: Lo studio Tromsø è uno studio prospettico di coorte condotto in Norvegia. Donne e uomini di età superiore ai 50 anni sono stati seguiti dal 1994 al 2010. Tutte le fratture di anca e tutte le fratture non vertebrali/non femorali (NHNV) sono state registrate. Le NHNV sono state inoltre classificate come prossimali o distali. Sono state inoltre raccolte informazioni con un questionario auto-somministrato su comorbilità, stili di vita, salute generale e livello di istruzione. Per quantificare il rischio di mortalità sono stati utilizzati modelli di cox multivariabili considerando le fratture incidenti e successive come variabili tempo-dipendenti.

RISULTATI: Su 5214 donne e 4629 uomini, rispettivamente 1549 (30%) e 504 (11%) sono andati incontro ad una frattura seguita da morte in 589 (38%) e 254 (51%) casi pari a 10,523 e 2821 persone-anno. Si sono verificate fratture successive in 403 (26%) donne e 68 (13%) uomini. La frattura d’anca ha determinato un raddoppio del rischio di mortalità (HR 2.05, 95%CI 1.73–2.42 nelle donne e 2.49, 95% CI 2.00–3.11 negli uomini). Le fratture non vertebrali e non femorali definite prossimali sono risultate associate ad un incremento del rischio di mortalità rispettivamente del 49% e 81% nelle femmine e nei maschi (HR 1.49, 95% CI 1.21–1.84 e 1.81, 95% CI 1.37–2.41). Le fratture non vertebrali e non femorali definite distali invece non sono risultate associate ad un incremento del rischio di mortalità. Le fratture successive alla prima sono risultate associate ad un incremento del rischio di mortalità del 89% e 77% rispettivamente nelle donne e negli uomini. (HR 1.89, 95% CI 1.52–2.35 e 1.77, 95% CI 1.16–2.71).

CONCLUSIONI: Le fratture di anca, le fratture non vertebrali e non femorali prossimali e le fratture successive alla prima sono associate ad un incremento significativo del rischio di mortalità negli anziani, sottolineando l’importanza di un trattamento precoce.

©2020 G.I.B.I.S. – Gruppo Italiano Bone Interdisciplinary Specialists

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