D’Avolio A, Avataneo V, Manca A et al., Nutrients 202012(5):E1359. DOI: 10.3390/nu12051359

ABSTRACT

La sindrome respiratoria acuta grave da coronavirus 2 (SARS-CoV-2) è responsabile dell’infezione denominata Coronavirus Disease 2019 (COVID-19) e si associa ad outcomes clinici differenti, che variano da quadri lievi a severi, inclusa la morte. Ad oggi, non è chiaro il motivo per cui alcuni pazienti sviluppano sintomi gravi. Molti autori hanno suggerito un possibile ruolo della vitamina D nella riduzione del rischio di infezioni; quindi, abbiamo valutato retrospettivamente le concentrazioni di 25-idrossivitamina D (25(OH)D) ottenuto da una coorte di pazienti dalla Svizzera. Nella popolazione in esame sono stati osservati livelli di 25(OH)D significativamente più bassi (p=0.004) nei pazienti SARS-CoV-2 PCR-positivi (valore mediano 11,1 ng/mL) rispetto ai pazienti PCR-negativi (24,6 ng/mL); il dato è stato confermato anche stratificando i pazienti in accordo con l’età >70 anni. Sulla base di questa osservazione preliminare, la supplementazione con vitamina D potrebbe rappresentare una misura utile per ridurre il rischio di infezione. Studi randomizzati, controllati e su popolazione ampie dovrebbero essere condotti al fine di valutare queste raccomandazioni e confermare la nostra osservazione preliminare.

©2020 G.I.B.I.S. – Gruppo Italiano Bone Interdisciplinary Specialists

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