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Profilo della malattia
Risposta: "La malattia è conosciuta sin dalla
più remota antichità: la scoperta di una mummia egiziana,
affetta da Osteogenesi Imperfetta, ci porta intorno all'anno 1000
a.C., e pare soffrisse della stessa malattia anche il leggendario
principe danese Ivar "il Senzaossa", che veniva portato
in battaglia dai suoi guerrieri sdraiato su uno scudo".
R.: "Si tratta di una malattia o meglio di un gruppo
di forme morbose di natura costituzionale, caratterizzate da fragilità
ossea e da un più o meno esteso coinvolgimento di altri tessuti
di tipo connettivale.
L'Osteogenesi Imperfetta è classificata fra le malattie di
origine genetica, e perciò ereditabili, del tessuto connettivo".
R.: È senz'altro così. La gravità delle
manifestazioni morbose è estremamente variabile. Si passa
da forme gravissime, che causano la morte in utero, a forme molto
lievi, che si manifestano tardivamente, con una lieve diminuzione
della resistenza ossea.
La maggior parte dei pazienti si colloca fra questi due estremi:
si tratta di bambini di costituzione fisica minuta con capo voluminoso,
intelligenza normale o superiore alla norma, vivaci e capaci di
adattarsi bene alla loro infermità".
R.: "La statura è quasi sempre ridotta, sia
per il diminuito accrescimento osseo sia per le deformità,
che sono frequentissime in questi pazienti.
La colonna si deforma in cifosi o in scoliosi, gli arti superiori
sono corti e incurvati, gli arti inferiori sono sempre i più
colpiti, con deformità anche gravissime. Il difetto staturale
può essere tale da causare le più gravi forme di nanismo
conosciute, anche solo 60÷70 cm di statura ad accrescimento
ultimato.
I denti possono essere anormali con colorito bruno grigiastro (dentinogenesi
imperfetta), e si cariano presto.
Le fratture si producono per traumi banali, ma consolidano rapidamente,
sia pure con deformità. A volte le ossa si incurvano progressivamente,
come se fossero plastiche, anche in assenza di fratture.
Oltre ai sintomi scheletrici si manifestano spesso altri disturbi,
come un'eccessiva mobilità articolare dovuta a lassità
dei legamenti, un'eccessiva sudorazione, e ipotonia muscolare".
R.: "Nelle forme gravi e gravissime esiste il pericolo
di gravi complicazioni cardiopolmonari, a causa delle deformità
della colonna e della gabbia toracica, con esito infausto già
nell'età infantile.
Nelle forme più lievi si ha un notevole miglioramento con
la pubertà. Da questo periodo in poi la situazione si stabilizza
su livelli quasi normali, per aggravarsi nuovamente nell'età
senile.
Nelle donne la menopausa causa una brusca ricaduta della malattia".
R.: "L'Osteogenesis Imperfetta è una malattia costituzionale,
cioè dovuta ad una alterazione del patrimonio genetico dell'individuo,
ed è perciò ereditabile. L'eredità è in certe forme
dominante e in altre recessiva: nel primo caso per trasmettere la malattia ai
figli è sufficiente che sia malato un genitore, nel secondo devono essere
portatori di geni anomali entrambi i
genitori.
Il meccanismo con cui l'anomalia genetica si traduce nelle manifestazioni
visibili della malattia è ancora in gran parte oscuro. Sembra
che nell'Osteogenesi Imperfetta la lesione primitiva risieda nei
tessuti connettivi.
In alcuni casi sono state documentate profonde alterazioni delle
fibre collagene, ed anche i componenti non fibrillari del connettivo
sembrano prendere parte al processo.
Di certo si sa che nell'Osteogenesi Imperfetta le celle osteoformatrici
sembrano avere perduto la capacità di produrre tessuto osseo
normale. In sua vece si produce tessuto osseo fibroso, privo cioè
di quella organizzazione lamellare che rappresenta il fondamento
strutturale dell'osso normale, il quale deve la sua resistenza meccanica
proprio a questa particolare architettura interna.
A ciò si aggiunge che esiste anche una netta diminuzione
quantitativa dell'osso prodotto, pur essendo le cellule in numero
normale.
Lo scheletro del paziente con Osteogenesi Imperfetta è dunque
qualitativamente e quantitativamente alterato, il che spiega facilmente
come esso possa andare incontro a fratture e a deformità".
R.: "Questa è una questione ancora discussa.
Si possono tuttavia identificare due tipi di comportamento: nelle
forme lievi la cartilagine d'accrescimento è almeno apparentemente
indenne. Lo sviluppo staturale è perciò normale, a
meno che non si abbiano deformità per fratture viziosamente
consolidate, incurvamenti spontanei delle ossa degli arti inferiori,
schiacciamenti vertebrali, ecc..
Nelle forme gravi, o gravissime, la zona della cartilagine di accrescimento
è completamente sovvertita, con formazione di isole di cartilagine
calcificata, senza possibilità di contribuire all'allungamento
dell'osso [BULLOUGH]".
R.: "La colorazione blu delle sclere oculari deriva
da una riduzione di spessore delle sclere stesse, per diminuzione
del contenuto in fibre collagene e comparsa per trasparenza del
colorito nero della coroide sottostante. Si deve però essere
cauti prima di affermare che il colorito delle sclere è anomalo,
in quanto esistono bambini perfettamente sani che
nei primi mesi e anni di vita mostrano una leggera colorazione azzurra
delle sclere.
La sordità è causata dalle anomalie strutturali dei
tre ossicini che nell'orecchio medio assicurano la trasmissione
del suono: la staffa, l'incudine e il martello. Il quadro risultante
è quello di un'otosclerosi.
La lassità dei legamenti è direttamente collegata
alle anomalie de collagene, principale costituente di queste strutture
anatomiche.
Altri sintomi, come l'eccessiva sudorazione e l'ipotonia ed ipotrofia
muscolare, sono probabilimente legati a un'anomalia del metabolismo
energetico.
L'iperidrosi sarebbe una via di smaltimento del calore prodotto
da un metabolismo glicidico particolarmente attivo, che potrebbe
sottrarre calorie al muscolo.
Tuttavia, il problema del metabolismo energetico in questi soggetti
è stato sinora soltanto sfiorato dalla ricerca scientifica".
R.: "È questa una domanda cui è difficile
rispondere.
Per cento anni si è discusso se la forma grave e congenita
(detta di Vrolik, dal nome dell'anatomico olandese che la descrisse
nel 1849) e la forma lieve o tardiva (detta di Lobstein, anatomo
patologo e ginecologo di Strasburgo che la descrisse nel 1833) fossero
o no la stessa malattia.
Nel 1906 Looser aveva dimostrato che il quadro microscopico delle
due forme era praticamente sovrapponibile, tuttavia negli ultimi
anni la ricerca biochimica e quella genetica hanno rivelato un tal
numero di varianti che la teoria unicista non poteva neppure essere
proposta.
Sotto il nome generico di Osteogenesi Imperfetta si colloca una serie di forme
con caratteristiche cliniche, eredità, evoluzione e connotazioni biochimiche
diverse, il cui comune denominatore è costituito dall'impossibilità
degli osteoblasti a produrre osso strutturalmente e
quantitativamente normale.
È naturale tuttavia che in tale groviglio si sia cercato
di porre ordine, individuando forme omogenee per caratteristiche
cliniche, biochimiche e genetiche. Si tratta di un obbiettivo che
richiede un grosso impegno da parte dei clinici e dei ricercatori:
è questo il settore in cui le
Associazioni per l'Osteogenesis Imperfetta possono rendere i massimi servizi alla
conoscenza della malattia, mettendo a disposizione i dati necessari per una più
approfondita conoscenza dei pazienti, e promuovendo la collaborazione interdisciplinare.
Un primo passo verso una classificazione dell'Osteogenesi Imperfetta basata su
moderni criteri clinici, genetici e biochimici, è stato compiuto in questi
ultimi anni, ed ha già portato i suoi frutti. Si sono individuate, infatti,
alcune forme presumibilmente omogenee, almeno per i criteri sino ad ora noti".
TABELLA I (Da Sillence Clin, Orthop. 1981; modif.)
| N. |
Denominaz. |
Eredità |
Caratteristiche |
Anomalie biochim. e morfolog.
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Ia |
Congenita tarda;
sindrome di Van der Hoeve.
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Dominante |
Fragilitą ossea non molto grave;
sclere blu;
sorditą in etą adulta;
possibili fratture alla nascita;
deformitą modeste delle ossa lunghe;
scoliosi; ipostaturalitą.
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Aumento degli osteoblasti;
aumento del collagene tipo II rispetto al tipo I nella pelle;
aumento rapporto di/monoglicosidi dell'idrossilisina nella
pelle;
glicosaminoglicani urinari normali.
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| Ib |
Come la Ia, ma con dentinogenesi imperfetta.
|
Dominante
|
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II
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Forma letale di Vrolik
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Recessiva
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Gravissima fragilitą ossea che porta a morte
intrauterina subito dopo il parto.
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Diminuzione relativa del collagene di tipo
I in colture di fibroblasti;
aumento dell'idrossilisina nel collagene di osso e cartilagine;
fibre collagene assottigliate;
ipercellularitą dell'osso.
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|
III
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Tarda gravis;
forma congenita di Vrolik
osteopsatirosi idiopatica di Lobstein.
|
Recessiva
|
Fragilitą ossea grave;
fratture frequenti (spesso numerose alla nascita);
deformitą ingravescenti di ossa lunghe e colonna;
sclere azzurre con tendenza a schiarire;
nanismo grave;
dentinogenesi imperfetta.
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Fibre collagene assottigliate;
aumento rapporto collagene tipo III/tipo I (nei pazienti pił
giovani);
rapporto di/monoglicosidi dell'idrossilisina alterato in urine
e cute;
glicosaminoglicani urinari alterati.
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IVa
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Forma dominante con sclere normali;
osteopsatirosi idiopatica di Lobstein.
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Dominante
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Fragilitą ossea e deformitą di gravitą variabile;
sclere normali oppure azzurre alla nascita con tendenza a
schiarire;
bassa incidenza di sorditą in etą adulta.
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Aumento della quantitą di osso a fibre intrecciate;
aumento del riassorbimento osteoclastico;
diminuita stabilitą del collagene all'azione di enzimi proteolitici.
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IV b
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Come la IV a, ma con dentinogenesi imperfetta.
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Dominante
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Non tutti i casi di Osteogenesi Imperfetta possono essere classificati
nelle 6 categorie riportate nella tabella.Tuttavia, allo stato attuale
delle conoscenze, per queste categorie si ha una ragionevole indicazione
di omogeneità.
R.: "Per le forme ad eredità dominante, cioè
le Ia, Ib, IVa e IVb, il rischio è del 50%. Per le forme
recessive tipo II e III, il rischio è del 25%. Per le forme
sporadiche senza preceedenti familiari di tipo III, il rischio è
assai modesto(2÷5%)".
R.: "Premesso che si ritiene utile una diagnosi prenatale
solo se fornisce dati che non lasciano adito a dubbie interpretazioni,
è certo che solo le forme più gravi di Osteogenesi
Imperfetta, quelle di tipo II e III, che presentano gravi deformità
e fratture in utero, si prestano alla diagnosi prenatale, che viene
eseguita con esame radiografico o ecografico. Tenendo
conto però che i casi di tipo III sono molto spesso sporadici,
ne deriva che l'indagine è giustificata soprattutto per le
forme di tipo II.
È ovvio che ogni consiglio genetico presuppone una perfetta
diagnosi, per cui la ollaborazione fra genetista e clinico è
quanto mai necessaria".
R.: "L'incidenza è variabile da 1/21.000 a 1/50.000
nati."
R.: "Il problema terapeutico dell'Osteogenesi Imperfetta
è estremamente complesso, ed un'enunciazione anche schematica
delle possibilità e dei limiti terapeutici della malattia
necessita di alcune premesse fondamentali.
La patogenesi della malattia è praticamente sconosciuta,
nonostante i molti dati biochimici che sono stati sino ad ora raccolti,
per cui in ogni caso si tratterà di una terapia sintomatica
e non causale.
Il difetto metabolico dell'Osteogenesi Imperfetta è di origine
genetica, e pertanto persiste per tutta la vita. Di conseguenza
in ogni età si avranno problemi terapeutici particolari da
affrontare.
La severità dei danni provocati è variabile nelle
diverse forme e anche nell'ambito di una stessa forma, per cui si
può dire che ogni paziente richiede un trattamento personalizzato,
e che non si possono predisporre rigidi protocolli di cura.
La collaborazione tra gli operatori sanitari e i familiari del paziente
è di importanza fondamentale in ogni fase del trattamento,
per cui si deve compiere ogni sforzo per fornire ai genitori il
maggior numero possibile di informazioni, attraverso colloqui con
i medici e il personale di assistenza, e tramite opuscoli e colloqui
con altri genitori.
In questo campo l'organizzazione di un'associazione di genitori
collegata a centri specializzati può fornire un grande aiuto.
Molti di questi pazienti, specialmente quelli affetti da forme gravi,
migliorano con l'età. Anche in casi apparentemente disperati
ci si può perciò prospettare l'obbiettivo di un recupero
dell'individuo ad una vita sociale e produttiva, per cui si deve
lottare con giustificato ottimismo per guadagnare ogni possibile
miglioramento delle capacità fisiche.
Per la terapia specifica delle anomalie scheletriche si possono
dare solo indicazioni schematiche, in quanto, come si è detto,
le variazioni del quadro sono tante e tali da richiedere scelte
terapeutiche specifiche, adattate alla gravità delle lesioni
ed all'età di ogni singolo paziente.
Il primo problema terapeutico si pone al momento del parto, quando
si sia fatta una diagnosi prenatale di Osteogenesi Imperfetta o
esista una familiarità. Il parto sarà espletato nelle
condizioni più atraumatiche possibili, in genere ricorrendo
al taglio cesareo, ed impiegando ogni cautela nell'estrazione del
bambino.
Il neonato dovrà essere maneggiato con precauzione, avendo
cura di fargli cambiare spesso posizione, per evitargli deformità
del capo e stasi polmonari. Nelle forme gravi i pericoli maggiori
per il bambino vengono infatti dalle infezioni respiratorie, favorite
dalle fratture e deformità toraciche.
È importante che il paziente di 4÷8 mesi prenda presto
contatto visuale con il mondo esterno, mantenendo una posizione
semiseduta nel solito sedile inclinato in plastica, che verrà
opportunamente imbottito per evitare deformità della colonna.
Si può anche munire il paziente di una leggera conchiglia
gessata modellata.
Nella posizione semiseduta anche la respirazione è più
agevole.
Durante tutti i primi anni, ed anche oltre, si manifestano, nelle
forme gravi, fratture anche per traumi minimi, e deformità
conseguenti a fratture o a spontaneo incurvamento delle ossa.
Si deve tener presente che in questi pazienti la fragilità
ossea è determinata, oltre che dal difetto strutturale di
natura genetica, anche dall'osteoporosi secondaria all'immobilità
dei segmenti scheletrici, derivante a sua volta dall'atteggiamento
antalgico, dal decubito supino
prolungato, e dall'immobilizzazione delle fratture in gessi.
Il circolo vizioso frattura ---> immobilizzazione ---> osteoporosi
---> frattura, dev'essere rotto, ricorrendo ad ogni possibile
artificio.
Si cercheranno di evitare gli apparecchi gessati, ricorrendo a trazioni
e docce ortopediche, e facilitando sempre la funzione muscolare,
essenziale anche per il trofismo osseo.
Nei bambini più grandi l'uso di chiodi endomidollari applicati
lungo l'asse delle ossa lunghe cura e previene fratture e deformità.
Si dispone ora anche di chiodi telescopici, che si allungano progressivamente
secondo l'accrescimento osseo, e non necessitano perciò di
sostituzione periodica.
Tutti i mezzi mirano comunque ad assicurare al bambino la stazione
eretta che, oltre a comportare le ben note conseguenze psicosociali,
migliora la mineralizzazione dello scheletro, che viene sottoposto
al benefico effetto del carico. Naturalmente si dovranno impiegare
anche sostegni esterni: deambulatori, carrelli, busti e tutori ortopedici".
R.: "Sì. Infatti durante l'adolescenza la resistenza
della struttura ossea aumenta, ed i problemi diventano proporzionalmente
minori. Può succedere quindi che pazienti costretti alla
sedia a ruote siano in grado di iniziare la deambulazione. Naturalmente
le possibilità di autonomia dei pazienti in questo periodo
sono inversamente proporzionali alla gravità dei danni che
si
sono accumulati negli anni precedenti. Soprattutto le deformità
della colonna vertebrale e degli arti inferiori giocano un ruolo
determinante nel condizionare l'indipendenza motoria e l'inserimento
sociale dei pazienti".
R.: "Questo tipo di problemi compaiono principalmente
nell'adolescenza, al momento di un inserimento più consapevole,
peraltro necessario, del paziente nel contesto sociale, mentre sono
quasi sconosciuti nell'infanzia, periodo in cui i pazienti mostrano
di solito serenità, socievolezza e adattamento alla loro
infermità.
I problemi psicologici, che coinvolgono il paziente insieme ai genitori,
sono tanto minori quanto più il paziente è inserito
nell'ambiente scolastico e sociale, e debbono essere affrontati
con l'aiuto di un esperto psicologo".
R.: "In questi anni ogni tentativo di cura medica della
Osteogenesi Imperfetta ha fallito lo scopo. Recentemente sono stati
provati più di 25 farmaci. La difficolta di praticare esami
comparativi, a causa della variabilità e imprevedibilità
della malattia, spiega le difficoltà
incontrate nella valutazione dell'efficienza di questi farmaci.
Sembra che la calcitonina in alcuni pazienti porti un miglioramento
dello stato generale, dell'iperidrosi e della mineralizzazione dello
scheletro.
Lo stesso dicasi della vitamina C e, in epoca recentissima, dei
flavonoidi, che sembrano agire efficacemente in certi pazienti con
modificazioni cliniche, biochimiche e strutturali.
In generale si può dire che vale sempre la pena di tentare
un trattamento medico, affiancandolo a quello ortopedico e chirurgico,
e utilizzando i farmaci sino ad ora disponibili, in attesa che la
ricerca biochimica possa con precisione individuare gli errori metabolici
che stanno alla base delle varie forme della malattia.
La conoscenza del meccanismo patogenetico è certamente essenziale
per ogni futuro reale progresso nella terapia, ed è a questo
primo obbiettivo che deve tendere la ricerca clinica e di base.
Le prospettive future sono ancora indefinite, ma è indubbio
che l'impulso che le varie Associazioni per l'Osteogenesi Imperfetta,
sorte in ogni parte del mondo, stanno dando alla ricerca, non potrà
che accelerare il raggiungimento di risultati positivi.
Estratto e rielaborato dal fascicolo
"Osteogenesi Imperfetta - Profilo di una malattia",
di L. Lenzi, E. Veggetti, M. Zingales.
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