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le patologie
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Morbo di Paget
Il morbo di Paget è una malattia scheletrica
focale, che può coinvolgere uno o più segmenti scheletrici, spesso
asintomatica nelle fasi iniziali e caratterizzata da un aumento dei processi distruttivi
ossei cui fa seguito una neoformazione ossea di tipo disordinato. Il disordinato
rimodellamento osseo è causa di deformità anche cospicue dei segmenti
scheletrici interessati. Nelle fasi iniziali il quadro istologico è caratterizzato
dalla prevalenza di osteoclasti di grandi dimensioni, multinucleati, disposti
in maniera casuale. L'osso distrutto viene rimpiazzato in modo esuberante dagli
osteoblasti, inseriti in modo disordinato tra gli osteoclasti, con aumento delle
linee cementanti e classico aspetto "a mosaico" del tessuto pagetico.
Nelle zone a prevalente impronta sclerotica, che caratterizzano i quadri di più
lunga durata, il numero di cellule è ridotto ed è presente una intensa
fibrosi midollare.
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Epidemiologia
Il morbo di Paget compare raramente prima dei 50 anni
e la sua prevalenza aumenta con l'età. È leggermente più
frequente nel sesso maschile, e, sebbene non sia documentata una trasmissione
genetica, sono relativamente frequenti le aggregazioni familiari. Il paese maggiormente
colpito è rappresentato dalla Gran Bretagna, dove la prevalenza media della
malattia è del 4.6% nella popolazione al di sopra di 55 aa di età.
In Italia, nella stessa fascia di età, la prevalenza è dell'1%.
È importante sottolineare che un buon numero di forme localizzate, spesso
asintomatiche, non vengono diagnosticate.
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Ipotesi Eziologiche
L'eziologia della malattia non è nota. L'ipotesi
più accreditata è che la malattia origina da una infezione degli
osteoclasti da parte di virus lenti del sistema nervoso centrale. Sono stati chiamati
in causa paramixo-virus, come il virus del morbillo, il virus respiratorio sinciziale
ed il virus del cimurro. A favore di questa ipotesi è il riscontro negli
osteoclasti pagetici di inclusioni nucleari e citoplasmatiche simili ai nucleoplasmidi
virali. È verosimile che il processo patologico possa iniziare nelle prime
decadi di vita, con evidenza del quadro morboso solo dopo molti anni di lenta
progressione della infezione.
Recenti studi epidemiologici suggeriscono una suscettibilità genetica allo
sviluppo della malattia: è stata infatti dimostrata una familiarità
nel 14% dei pazienti ed in questi casi la trasmissione sembra avere un carattere
autosomico dominante
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Manifestazioni Cliniche
Il morbo di Paget può interessare ogni segmento
scheletrico. In ordine di frequenza risultano colpiti la pelvi (oltre il 70%),
la colonna vertebrale (oltre il 50% dei casi, soprattutto a livello lombo-sacrale),
il femore (30-50%) e meno spesso le altre sedi. Il numero dei segmenti scheletrici
colpiti è variabile: circa 1/3 dei pazienti presenta una sola localizzazione;
i rimanenti presentano un interessamento poliostotico.
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Segni e Sintomi
In molti pazienti (20-40%) la malattia è asintomatica
e viene diagnosticata casualmente nel corso di una indagine radiografica. Nei
casi sintomatici il dolore è il sintomo più frequente. Si tratta
di un dolore urente e profondo, talora di origine articolare, legato alla presenza
di una artrosi secondaria. La cefalea può essere il sintomo doloroso iniziale
nei casi con impegno del cranio. Le deformità scheletriche costituiscono
un altro segno pressoché costante: tipici sono l'incurvamento degli arti
inferiori (tibie a sciabola), l'aumento di volume del cranio e la cifosi dorsale.
La frattura rappresenta la complicanza più frequente. Si tratta di fratture
spontanee o secondarie a traumi minimi, di tipo completo o parzialmente fissuranti.
Le ossa lunghe degli arti inferiori sono le più colpite. Un'altra complicanza
relativamente frequente è rappresentata dalle lesioni neurologiche da compressione:
tipica è l'ipoacusia (fino alla sordità) da interessamento degli
ossicini dell'orecchio interno o da compressione del nervo acustico per riduzione
del forame uditivo. Più raramente si possono avere altre lesioni da interessamento
pagetico della base cranica e delle vertebre con compressione midollare. Occorre
infine ricordare la possibile ma rara trasformazione sarcomatosa della lesione
pagetica.
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Diagnosi
Il morbo di Paget viene raramente sospettato sulla
base dei dati anamnestici e dell'esame obiettivo. Più spesso il sospetto
diagnostico deriva dal rilievo casuale di un aumento estremo della fosfatasi alcalina
o dalla presenza di lesioni tipiche in radiografie eseguite per altro motivo.
Il quadro radiologico può variare a seconda della fase della malattia e
del segmento scheletrico interessato. Caratteristici sono l'ispessimento della
corticale, la perdita della differenziazione cortico-trabecolare, l'accentuazione
del disegno trabecolare e l'alternarsi disordinato di aree litiche e addensanti.
Il principale problema è rappresentato dalla diagnosi differenziale con
le metastasi osteosclerotiche nelle quali, a differenza del morbo di Paget, non
si rilevano l'ispessimento della corticale e l'aumento di volume dell'osso. In
taluni casi è comunque necessario ricorrere alla biopsia. La scintigrafia
ossea con 99mTc-metilendifosfonato, seppure si tratti di un esame sensibile, è
dotata di scarsa specificità ed è impiegato più che a scopo
diagnostico, per la localizzazione delle sedi interessate dalla malattia. L'intensità
della captazione è una misura dell'attività della malattia e, associata
alla estensione delle localizzazioni, è correlata con i parametri biochimici
di rimodellamento osseo. Utile ai fini diagnostici sono, come già detto,
il rilievo di un aumento dei markers di turnover osseo e la presenza di classiche
manifestazioni cliniche.
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Esami di laboratorio
Gli esami di laboratorio evidenziano normali livelli
di calcio e fosforo nel sangue e nelle urine. Caratteristico è l'aumento
degli indici di rimodellamento osseo, sia di "neoformazione" che di
"riassorbimento". Va sottolineato che un aumento di questi parametri
non riveste un valore diagnostico specifico anche se nel morbo di Paget poliostotico,
si riscontrano livelli particolarmente elevati.
Tra gli indici di neoformazione ossea risulta particolarmente elevata la fosfatasi
alcalina ed in particolare il suo isoenzima osseo, che può essere attualmente
determinato con metodiche semplici e specifiche. Poco utile è il dosaggio
della osteocalcina, la cui concentrazione non è correlata con l'attività
osteoblastica della malattia. Tra gli indici di riassorbimento osseo è
utile la determinazione del rapporto tra l'escrezione urinaria dell'idrossiprolina
e della creatinina, soprattutto utilizzando la raccolta delle urine delle 2 ore
del mattino a digiuno. Molto valida è la determinazione della escrezione
urinaria dei cross-links del piridinio (desossipiridinolina, telopeptidi del collageno
di tipo I), dotati di maggiore specificità rispetto alla idrossiprolina.
L'uso dei markers di rimodellamento osseo è particolarmente utile nel monitoraggio
della risposta alla terapia.
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Calcitonina e Clodronato nel morbo di Paget
Non esiste al momento alcun trattamento in grado di
eradicare completamente la malattia. Il trattamento del morbo di Paget si avvale
soprattutto della calcitonina e dei bisfosfonati, che hanno permesso di incidere
in maniera rilevante sul decorso della malattia e di eliminare molte delle complicanze
delle medesime.
Con l'impiego della calcitonina si sono osservati risultati terapeutici modesti
e transitori, anche ricorrendo all'uso di dosi elevate (100 U/die per via sottocutanea
per un ciclo di 6 mesi). Come indicato nella figura la somministrazione endovenosa
di clodronato per sette giorni è seguita da una più marcata riduzione
dei livelli sierici di fosfatasi alcalina, i cui valori possono persistere ridotti
per molti mesi dopo la sospensione del trattamento.
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Etidronato nel Morbo di Paget
La somministrazione orale di etidronato ha rappresentato
per anni un trattamento efficace.
È importante rilevare che il trattamento deve protrarsi per almeno 3-6
mesi e che i risultati terapeutici più efficaci, in termine di riduzione
della fosfatasi alcalina sierica e dell'escrezione urinaria di idrossiprolina,
si ottengono con l'impiego di dosi che non sono esenti da complicanze (quali ad
esempio i difetti di mineralizzazione e l'aumento della fosforemia osservati con
la dose di 20 mg/kg/die).
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Clodronato e.v. nel morbo di paget
La somministrazione endovenosa di clodronato, alla
dose di 300 mg in 500 cc di fisiologica, per un periodo di alcuni giorni (5 come
nel presente caso) riduce prontamente l'escrezione urinaria di idrossiprolina,
i cui livelli rimangono soppressi per molti mesi. Le variazioni della fosfatasi
alcalina sono più tardive e si rendono evidenti dopo 2-3 settimane, con
un ulteriore progressivo calo nelle settimane successive.
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Clodronato e.v. nel Morbo di Paget
In alcuni pazienti con gravi fome di Morbo di Paget
poliostatico, un ciclo di terapia con bisfosfonati può non riportare alla
norma il turnover osseo (in questo caso valutato con la escrezione urinaria di
idrossiprolina). In questi casi la riacutizzazione della malattia si verifica
in tempi relativamente brevi. Un nuovo ciclo di terapia riporta il turnover al
nadir raggiunto con il precedente ciclo, con una risposta terapeutica apparentemente
modesta. Tutto ciò farebbe pensare che nelle forme più severe di
Morbo di Paget vi sia una quota di rimodellamento osseo non sopprimibile. In qualche
caso è stato tuttavia osservato che la malattia può essere completamente
debellata aumentando le dosi e la durata della terapia con bisfosfonati e.v.
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Etidronato - Alendronato per os nel Morbo di Paget
Anche l'alendronato è stato utilizzato nella
terapia del Morbo di Paget,
risultando nettamente superiore all'etidronato.
Come illustrato nella figura, dopo 6 mesi di trattamento con etidronato si rileva
una riduzione del 40-50% della escrezione urinaria di D-piridinolina e della fosfatasi
alcalina; al contrario, un trattamento di pari durata con alendronato è
seguito da una riduzione di ambedue gli indici di circa l'80%.
La terapia con bisfosfonati per via endovenosa, sebbene efficace, può determinare,
soprattutto nei casi più gravi, un importante disaccoppiamento tra i processi
di riassorbimento e di neoformazione ossea, con intenso flusso di sali di calcio
e fosfato verso l'osso e conseguente transitorie ipocalcemia ed ipofosforemia
(solo raramente sintomatiche).
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Follow-up Terapeutico
Nel corso della terapia è consigliabile eseguire
il dosaggio dei markers di rimodellamento osseo ogni 3 mesi. Se dopo 6 mesi dal
termine della terapia i livelli di fosfatasi alcalina fossero ancora elevati è
consigliabile eseguire un 2º ciclo di terapia.
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Schemi di Terapia
Nella terapia del morbo di Paget possono essere
utilizzati vari schemi terapeutici.
Con la calcitonina si osservano generalmente risultati modesti e transitori.
I bisfosfonati sono efficaci sia per via orale che endovenosa.
L'etidronato viene utilizzato per os alla dose di 400-800 mg/die per 3-6 mesi.
Il clodronato può essere utilizzato sia per via endovenosa che per via
orale, secondo gli schemi indicati. Tra i farmaci disponibili in Italia il clodronato
è da preferire per efficacia e costi.
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