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osteoporosi
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Valutazione del paziente
a rischio di osteoporosi |
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Osteoporosi da malassorbimento |
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Linee guida
- Osteoporosi
Post-menopausale e Senile (2002) - 44 Kb 
> Articoli sull'Osteoporosi
- Effetti antagonisti dei
bisfosfonati di diverse classi su osteoclasti e macrofagi
in vitro
Frith JC, Rogers MJ
Department of Medicine and Therapeutics, University of Aberdeen,
Institute of Medical Sciences, Foresterhill, Aberdeen, United
Kingdom
J BONE MINER RES. 2003;18(2):204-12
- Alendronato e Risedronato:
due molecole a confronto
D. Gatti, O. Viapiana, S. Adami (Aggiornamento in tema di
Bisfosfonati, Vol.4 n°1, 2003)
- Raloxifene, estrogeni e
alendronato influenzano in maniera differente il processo
di riparazione delle fratture in ratti ovariectomizzati
Cao Y, Mori S, Mashiba T et al. Department of Orthopedic Surgery,
Kagawa Medical University,
Kagawa, Japan J BONE MINER RES 2002; 17(12):2237-46
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Definizione di Osteoporosi
La definizione di osteoporosi
sottolinea come questa rappresenti una malattia sistemica
dello scheletro che comporta alterazioni sia di tipo quantitativo
(riduzione della massa ossea) che qualitativo (alterazione
della microarchitettura) cui consegue un aumento del rischio
di frattura. La frattura rappresenta pertanto la manifestazione
clinica dell'osteoporosi come l'ictus rappresenta la complicanza
dell'ipertensione arteriosa.
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Stima del Rischio di Frattura a 50 Anni
di Età
A partire dai 50 anni di età,
il rischio di incorrere in una frattura di tipo osteoporotico
é tre volte maggiore nel sesso femminile. La maggior
prevalenza di fratture osteoporotiche nella donna è
dovuta a cause diverse le più importanti delle quali
sono: un minor picco di massa ossea alla maturità,
la brusca attivazione del riassorbimento scheletrico alla
menopausa ed una maggiore incidenza di cadute in età
avanzata. Tutto ciò, unito alla maggiore longevità
della donna, fa si che, nei paesi industrializzati, il 75%
delle fratture osteoporotiche sia a carico del sesso femminile.
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Calcola la probabilità di frattura a 10 anni considerando
età, BMD, BMI e fattori di rischio del tuo paziente |
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Prevalenza di Deformità Vertebrali
Il grafico illustra la prevalenza
delle deformità vertebrali nella popolazione a partire
dai 50 anni di età. Si noti il progressivo incremento
del fenomeno che arriva ad interessare quasi il 70% dei soggetti
nella classe di età più avanzata.
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Rachialgia per Gradi di Deformità
Vertebrale
La tabella evidenzia come, oltre
alla sintomatologia dolorosa acuta direttamente legata alla
comparsa della frattura, esista anche una rachialgia cronica,
che diviene tuttavia significativa solo in presenza di alterazioni
morfologiche importanti.
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Costi delle Fratture Osteoporotiche negli
U.s.a. nel Corso del 1995
La tabella riporta la stima dei
costi relativi alle fratture osteoporotiche espressi in termini
sia assoluti (riferiti ai diversi tipi di frattura) che percentuali
(in base alle diverse tipologie di intervento). È evidente
il ruolo preponderante della frattura di femore cui sono attribuiti
circa il 63% dei costi totali, il 65% dei costi delle ospedalizzazioni
ed il 73% dei costi delle lungodegenze e delle istituzionalizzazioni.
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Stato Funzionale del Paziente
con Frattura di Femore
La tabella presenta un modello,
ricavato dai diversi studi pubblicati, relativo alla variazione
dello stato funzionale del paziente, prima e dopo una frattura
di femore.
È evidente come oltre il 25% dei soggetti perda la
propria autosufficienza in conseguenza delle fratture e come
il 50% dei soggetti non-autosufficienti al momento della frattura
siano poi istituzionalizzati in conseguenza della frattura
stessa.
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Recupero Funzionale dopo Frattura di Femore
La figura dettaglia le variazioni
dello stato funzionale del paziente in conseguenza della fratture
di femore. Si rileva come, dopo la dimissione, il recupero
funzionale sia solo parziale. Mediamente, infatti, tanto le
attività di base (alimentarsi, lavarsi, vestirsi, parlare,
camminare, etc.) che quelle strumentali (cucinare, pulire
la casa, scrivere, leggere, fare la spesa, telefonare, assumere
la terapia, etc.) non ritornano più ai livelli antecedenti
la frattura. La maggior compromissione attiene alle relazioni
sociali.
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Tassi di Sopravvivenza dopo una Frattura
Osteoporotica
La mortalità per frattura
di femore (variabile fra il 12 ed il 20% a seconda dei diversi
studi) aumenta significativamente entro 6 mesi dall'evento
per mantenersi poi, nei periodi a questo successivi, parallela
a quella dei soggetti non fratturati. La frattura di vertebra
non induce invece alcun aumento immediato della mortalità
ma, a cinque anni dall'evento, questa risulta significativamente
maggiore rispetto ai controlli. La frattura dell'avambraccio
distale non incide invece in maniera significativa sui tassi
di sopravvivenza.
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Osteoporosi: Diagnosi |
| 1. Osteoporosi conclamata:
Presenza di fratture e BMD inferiore a -2,5 Deviazioni Standard (SD) rispetto
al valore medio del picco di massa ossea di donne giovani e sane (T-score).
2. Osteoporosi: BMD inferiore a -2,5 SD.
3. Osteopenia: BMD compreso tra - 1 SD e
- 2,5 SD.
4. Normalità: BMD superiore - 1 SD.
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La classificazione* ha il solo obiettivo di uniformare la terminologia impiegata
per definire una condizione di osteopenia.
La riduzione della densità minerale è espressa come T-Score, cioè
come numero di deviazioni standard (SD) dalla media di adulti giovani e sani.
(*Per donne di razza bianca, in età post-menopausale). |
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Prevalenza nella
Popolazione Femminile
In ogni fascia di età la densità minerale
ha una distribuzione normale, ma il valore medio diminuisce progressivamente con
l'avanzare dell'età. Il numero di soggetti affetti da osteoporosi (T-score
< -2.5 SD) cresce quindi in maniera esponenziale con il passare degli anni.
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Misurare la Massa Ossea
Un gran numero di tecniche sono disponibili
per la diagnosi di osteoporosi. Tutte, ad eccezione della radiologia convenzionale,
forniscono una stima della massa ossea. Alcune (ultrasonografica) richiedono ancora
una convalida. Altre (attivazione neutronica, RMN) sono ancora confinate alla
ricerca.
(SPA, SXA = densitometria a singolo raggio fotonico / X;
DPA = densitometria a doppio raggio fotonico;
DXA = densitometria a doppio raggio X;
TC, pTC = tomografia computerizzata [p = periferica];
RMN = risonanza magnetico nucleare)
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Pro |
Contro |
| SXA |
Costo contenuto,
buona precisione,
bassa dose radiante
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Esplorabili solo
sedi periferiche
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| DXA |
Elevata accuratezza,
pluridistrettualità,
bassa dose radiante
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Costo piuttosto
Elevato
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| QCT |
Analisi distinta
di osso trabecolare
e corticale
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Costo elevato,
importante esposizione radiante, modesta precisione |
| QSI |
Assenza radiazioni,
stima delle qualità dell'osso
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Monodistrettualità |
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Densitometria Ossea: Metodiche a Confronto
La DXA viene oggi ritenuta la tecnica più affidabile.
Tutte hanno comunque buona accuratezza diagnostica e precisione, ma l'abilità
dell'operatore è il pre-requisito essenziale per sfruttare completamente
le potenzialità dei vari strumenti. La conoscenza dei limiti permette una
corretta interpretazione dei risultati. |
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T-score e Z-score
"T" e "Z" score sono espressi
come unità di deviazioni standard (SD). Il numero di T-score indica di
quante SD si discosta la densità minerale del paziente da quella dei soggetti
giovani e sani dello stesso sesso, cioè dal picco di massa ossea: il T-score
fornisce pertanto una stima reale della fragilità dello scheletro. Lo Z-score
indica le variazioni della massa ossea rispetto a quella di soggetti della stessa
età.
Nei più anziani una grave riduzione del patrimonio scheletrico può
apparire modesta se espressa in Z-score. |
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Quale Segmento Misurare
La riduzione della massa ossea implica un aumento
proporzionale del rischio di frattura a carico di qualsiasi segmento scheletrico,
indipendentemente dalla sede in cui è stato eseguito il rilievo densitometrico.
Il potere predittivo del rischio di frattura per uno specifico segmento scheletrico
è migliore se il rilievo densitometrico è stato ottenuto dalla stessa
sede.
La densitometria radiale è molto predittiva delle fratture a livello del
radio stesso e del femore. Così per ogni calo del T-score di una unità
il rischio di frattura del femore aumenta di 2,5 volte.
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Quale Segmento Misurare
La colonna lombare è da preferirsi nei più giovani in quanto si
correla meglio con il rischio di frattura delle vertebre.
Dopo 60-65 anni di età il femore ed il polso offrono migliori garanzie
di accuratezza: nei più anziani infatti la sclerosi delle faccette articolari
o un'osteofitosi del rachide o la presenza di calcificazioni dell'aorta alterano
il dato densitometrico ottenuto dalla colonna lombare determinando valori superiori
al reale.
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Quando Eseguire la Densitometria
La mancanza di elementi clinici che consentono di
identificare precocemente i soggetti che andranno incontro ad osteoporosi, rende
difficile una preselezione delle donne da sottoporre a screening densitometrico.
Un'indagine di massa in post-menopausa precoce volta ad identificare i "fast
loosers" presuppone la ripetizione dell'esame ad intervalli di pochi anni
con un basso rapporto costi/benefici.
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Raccomandazioni per la Densitometria
Ossea
Una ragionevole alternativa ad uno screening densitometrico
precoce consiste nello spostare l'indagine a circa 10 anni dalla menopausa, allorché
i soggetti a rischio verranno agevolmente identificati sulla base di un singolo
esame densitometrico che documenti una importante riduzione della massa ossea.
Ovviamente lo screening va fatto prima nei pazienti nei quali siano operanti condizioni
cliniche osteopenizzanti.
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| 1. Donne di età superiore a 60
anni
2. Donne di età inferiore a 60 anni o maschi che presentino i seguenti
fattori di rischio |
| o Menopausa spontanea o chirurgica al di
sotto dei 45 anni |
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o Sindrome di Cushing |
| o Amenorrea prolungata (>6 mesi) |
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o Ipertiroidismo |
| o Ipogonadismo |
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o Malassorbimento |
| o Immobilizzazione protratta > 6 mesi |
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o Insufficienza epatica e renale |
| o Iperparatiroidismo primitivo |
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o Terapia corticosteroidea (>5mg/die
di prednisone-equivalenti) per periodi =3 mesi |
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Metodiche Ultrasonografiche
La ultrasonografia sembra una tecnica in grado di
stimare non solo la massa ossea, ma di esplorare anche l'orientamento spaziale
ed il modulo elastico delle trabecole, aspetti indicativi della "qualità"
dell'osso. L'applicazione di questa tecnica al tessuto osseo è relativamente
recente e necessita di una convalida.
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Osteoporosi: Diagnosi
Talora il rischio di frattura viene erroneamente concepito
con un fenomeno "tutto o niente" e collocato al di sotto di una soglia
di densità minerale di -2.5 SD.
In realtà esso è meglio espresso da una curva: il rischio di frattura
è modesto in presenza di una densità minerale normale, aumenta in
maniera esponenziale al ridursi della massa ossea.
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Osteoporosi: Diagnosi Bioumorale
I marcatori bioumorali dell'osso vengono prodotti
nel corso del rimodellamento: alcuni sono espressione dell'attività neosintetica,
altri del riassorbimento. Questi due processi sono intimamente connessi, sicché
entrambi i gruppi di marcatori aumentano quanto il rimodellamento avviene ad un
ritmo accelerato (elevato turnover).
I loro livelli esprimono quindi il grado di turnover dell'osso, mentre non sono
sufficientemente precisi da permettere di evidenziare una eventuale cronico disaccoppiamento
dei due processi.
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I Markers nell'Osteoporosi
L'incremento dei markers di turnover in post-menopausa
varia dal 30% al 100% per i differenti marcatori. Alcuni di essi, i più
specifici del metabolismo osseo, consentono di identificare meglio i soggetti
nei quali si verifica un eccessivo aumento del turnover osseo. Il razionale dell'impiego
dei markers di turnover nell'osteoporosi si basa sull'assunto che più alto
è il turnover, più rapida è la perdita di tessuto osseo e
quindi maggiore il rischio di frattura.
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I Markers nell'Osteoporosi
L'incremento del turnover osseo in menopausa e nei
vecchi è modesto rispetto a quello indotto da altre patologie come il Paget,
l'iperparatiroidismo o la malattia neoplastica dello scheletro.
La sensibilità delle metodiche oggi disponibili
non consente di differenziare con certezza i soggetti che andranno incontro ad
una perdita eccessiva di tessuto.
La capacità predittiva non va oltre il 70-75%.
Dati preliminari indicano che i soggetti con fratture del femore presentano livelli
più elevati dei markers di turnover; mancano tuttavia studi prospettici
che dimostrino il potere predittivo dei marcatori su questo tipo di fratture.
È accertato invece che la normalizzazione dei markers a distanza di 3-4
mesi dall'inizio di un trattamento antiriassorbitivo è predittiva di una
buona risposta in termini densitometrici dopo 2-3 anni di terapia.
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Cause Frequenti di Osteoporosi Secondaria
Quando un'osteoporosi si presenta in una forma inattesa,
ad esempio per il sesso o l'età del paziente o in una forma particolarmente
aggressiva è possibile che ci si trovi di fronte ad una forma secondaria.
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o Farmaci osteopenizzanti o
Cortisone - Eparina - Methotrexate - Ciclosporina
o Malattie emo-linfo-proliferative o Malattie
croniche o
Mieloma - Leucemia - Linfoma
Broncopneumopatia cronica ostruttiva - Insufficienza renale cronica - Artrite
Reumatoide
o Malnutrizione o
Anoressia nervosa - Alcoolismo
o Malassorbimento o
Gastroresezione - Morbo celiaco - Malattie Infiammatorie croniche intestinali
o Immobilizzazione prolungata o
o Iperparatiroidismo primitivo o Ipertiroidismo o
Ipercorticosurrenalismo o Ipogonadismo o
o Osteogenesi imperfetta o
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o Sesso maschile o
o Giovane età o
o Osteoporosi di gravità inattesa o
o Osteoporosi rapidamente ingravescente o
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Quando Sospettare la Secondarietà dell'Osteoporosi
Sebbene le forme di osteoporosi secondarie ad altra
patologia siano percentualmente la minoranza esse debbono essere ricercate sistematicamente
in ogni paziente: le forme secondarie infatti impongono un trattamento specifico
e, se possibile, mirato alla rimozione della patologia di base.
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Diagnosi Differenziale
Pochi e semplici esami di laboratorio sono sufficienti
per escludere o confermare il sospetto di una forma secondaria di osteoporosi
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| ESAMI |
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PATOLOGIA |
| Emocromo |
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Mal. emo-linfo-proliferative malnutrizione,
malassorbimento |
| Creatininemia |
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Insufficienza renale cronica |
Proteine seriche totali, Albuminemia,
Elettroforesi sieroproteica, Immunoglobuline, Bence-Jones. |
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Mieloma, malnutrizione, malassorbimento |
| Fosfatasi alcalina totale |
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Osteomalacia, iperparatiroidismo, malattia
epatica, anti-comiziali |
| Calcemia, Fosforemia |
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Osteomalacia, iperparatiroidismo |
| Esame feci |
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Malassorbimento |
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Massa Ossea in Gemelli Monozigoti
ed in Gemelli Dizigoti Concordanti (con)
e Discordanti (dis) per gli Alleli del Gene del VDR
Si inizia a far luce sui vari fattori genetici che
influenzano lo sviluppo del patrimonio scheletrico. Le variazioni alleliche del
recettore per il calcitriolo costituiscono fino ad oggi l'anomalia genetica più
studiata tra quelle che si associano a riduzione del picco di massa ossea.
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Caduta e Frattura di Femore: Meccanismi
di Difesa
Le cadute costituiscono il principale fattore di rischio
extrascheletrico delle fratture del femore. Nei vecchi si fanno torpidi i meccanismi
riflessi volti a prevenire le cadute ed a proteggere lo scheletro da un impatto
diretto con il suolo. Anche l'assenza di un cuscinetto adiposo che ammortizzi
lo stress meccanico sul femore indotto dalla caduta favorisce il prodursi di una
frattura.
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Rischio di Frattura
Il rischio di frattura, la principale
manifestazione clinica dell'osteoporosi, deriva dalla riduzione
della massa ossea ma anche da altri fattori di rischio, indipendenti
dalle condizioni dell'osso.
Per raggiungere il principale obiettivo della terapia dell'osteoporosi,
e cioè la prevenzione delle fratture, occorre pertanto
muoversi su due fronti: conservare o incrementare la massa
ossea e ridurre, ove possibile, le condizioni di rischio concomitanti
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Pregressa Frattura Osteoporotica
Una particolare attenzione terapeutica
meritano inoltre i soggetti con una pregressa frattura osteoporotica,
poiché il loro rischio di recidiva in tal senso è
più del doppio, per qualsiasi valore di massa ossea.
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La Velocità di Perdita Ossea
Aumenta con l'Età
È noto che la velocità
di perdita ossea aumenta, oltre che all'epoca della menopausa,
anche nel corso dell'invecchiamento, come è stato osservato
in numerosi studi longitudinali.
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Fattori di Rischio per Osteoporosi
Gli studi epidemiologici sull'osteoporosi
hanno consentito l'identificazione di fattori di rischio di
riduzione della massa ossea, su alcuni dei quali è
possibile agire ai fini preventivi
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Il calcio e losteoporosi
Prevenire l’osteoporosi è possibile in primo luogo mantenendo una dieta equilibrata con un adeguato introito di calcio, tenendo conto che il fabbisogno minimo di calcio si modifica nel corso della vita.
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Quote raccomandate di introito di calcio (mg al giorno) |
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1. I limiti superiori
dellintervallo di età si intendono fino al compimento
del successivo compleanno (ad esempio con 1-3 anni
si intende da 1 anno appena compiuto fino al compimento del
4° anno). Lultima classe di età della donna
è 50 e più poiché con la
menopausa cambiano i fabbisogni di due importanti nutrienti:
il calcio e il ferro. Nelluomo lultima classe
di età è 60 e più.
2. Nei lattanti, bambini e adolescenti,
il limite inferiore dellintervallo corrisponde al peso
delle femmine di età più bassa,
mentre il limite superiore corrisponde al peso dei maschi
di età più elevata. Nelladulto
è stato riportato il peso desiderabile medio dei maschi
e delle femmine nella popolazione italiana.
3. Nelle donne in età post-menopausale
si consiglia un apporto di calcio da 1200 a 1500 mg in assenza
di terapia con estrogeni. Nel caso di terapia con estrogeni,
il fabbisogno è uguale a quello degli anziani maschi
(1000 mg).
- Alimenti
con un buon contenuto di calcio (calcolo dellapporto
giornaliero)
- Esempi
di schemi dietetici
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Prevalenza di Ipovitaminosi D
nel Nord Italia
La Vitamina D ha un ruolo essenziale
nell'assorbimento intestinale di calcio si deve quindi sempre
valutare l'opportunità di farvi ricorso nei soggetti
anziani istituzionalizzati che si espongano poco al sole,
specie nei mesi invernali.
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La Terapia Estrogenica Sostitutiva Previene,
per La Durata del rattamento,
la Perdita Postmenopausale di Massa Ossea a Qualsiasi Età
si Inizi
È noto che la terapia estrogenica
sostitutiva in postmenopausa è in grado di prevenire
la perdita di massa ossea, a qualsiasi età si inizi;
anche se per la sola durata del trattamento
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L'Effetto Preventivo è Correlato
alla Durata del Trattamento
Studi retrospettivi hanno dimostrato
che l'incidenza di fratture osteoporotiche è nettamente
inferiore nelle donne
che hanno effettuato un trattamento estrogenico
in postmenopausa per almeno 8 anni.
L'entità dell'effetto preventivo è proporzionale
alla durata del trattamento estrogenico sostitutivo.
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Effetti di un Trattamento Estrogenico
(>10 anni) in Corso o Pregresso
Persistono dubbi sulla durata dell'effetto
preventivo
alla sospensione di un trattamento estrogenico
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Controindicazioni alla HRT
In alcune condizioni cliniche
si è costretti od è preferibile ricorrere a
trattamenti alternativi all'estrogeno terapia sostitutiva
(HRT)
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Controindicazioni alla HRT
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CONTROINDICAZIONI ASSOLUTE
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CONDIZIONI
IN CUI L'USO E' IMPRUDENTE |
Carcinoma dell'utero
Cancro della mammella
Malattie epatiche gravi
Ittero in gravidanza
Iperprolattinemia
Porfiria
Endometriosi
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Familiarità
per cancro mammario
Fibromioma uterino
Mastopatia fibrocistica (con atipie cellulari)
Condizioni di rischio per trombosi venosa |
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Per comprendere le
alternative farmacologiche attuali nel trattamento dell'osteoporosi
bisogna ricordare alcune nozioni di fisiopatologia.
Lo scheletro è continuamente rimodellato da molteplici
unità multicellulari di riassorbimento e neoformazione
che nel giovane adulto lavorano in pareggio. |
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Nella postmenopausa i deficit
estrogenico, calcico, vitaminico D e di attività fisica
determinano uno sbilanciamento negativo a livello della singola
unità di rimodellamento e l'aumento del numero di queste
unità, cioè un aumento generalizzato del turnover
osseo con effetti deleteri sia sulla quantità che sulla
qualità dell'osso.
Obiettivo del trattamento farmacologico è quindi la stimolazione
della neoformazione (in particolare degli osteoblasti) o l'inibizione
del riassorbimento osseo (in particolare degli osteoclasti). |
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Il Fluoro
Gli unici stimolatori della neoformazione
ossea attualmente utilizzabili sono i sali di fluoro. Nonostante
gli evidenti incrementi di massa ossea vertebrale, i risultati
sono stati sino ad ora modesti o contraddittori nelle sedi
corticali ed in termini di riduzione dell'incidenza delle
fratture. Risultati più promettenti sono stati segnalati
con formulazioni "a lento rilascio" di sali di fluoro
(Pate 1995).
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Prevenzione della Perdita ostmenopausale
con Bisfosfonati
Sino ad ora nel campo del trattamento
farmacologico dell'osteoporosi gli studi maggiori sono stati
condotti con gli inibitori del riassorbimento osseo ed in
particolare con i bisfosfonati.
La somministrazione di clodronato si è dimostrata in
gradi di prevenire la perdita ossea nei primi anni dalla menopausa,
al pari del trattamento estrogenico.
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L'Alendronato in Postmenopausa Determina
il Ritorno degli Indici di Turnover osseo ai Livelli Normali
Premenopausali
L'alendronato, un bisfosfonato
di III generazione, inibendo l'attività osteoclastica
è in grado di riportare l'entità del turnover
osseo (qui valutato con l'isoenzima osseo della fosfatasi
alcalina, B-ALP, e con l'N-telopeptide del collagene di tipo
I, NTX) alle condizioni premenopausali
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Correlazione tra le Precoci Modificazioni
degli Indici di Turnover Osseo e Quelle Tardive Densitometriche
Le precoci riduzioni degli indici
di turnover osseo
osservate con l'uso di alendronato, effettivamente si correlano
con i successivi incrementi densitometrici.
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Ripresa del Turnover Osseo
alla Sospensione del Trattamento
Gli effetti sul turnover osseo
dell'alendronato sono reversibili alla sospensione del trattamento,
nonostante la lunga emivita ossea del farmaco.
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Incrementi Percentuali Densitometrici Vertebrali
a 2 Anni, Rispetto al Placebo
Nel trattamento dell'osteoporosi
gli incrementi densitometrici osservati con alendronato sono
superiori a quelli sino ad ora ottenuti con altri inibitori
del riassorbimento osseo
o con il trattamento estrogenico sostitutivo.
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Effetti sulla BMD
Trabecolare e Corticale
Gli effetti positivi in termini
densitometrici, in seguito al trattamento con alendronato,
sono più rilevanti nelle sedi scheletriche trabecolari,
ma sono significativi anche in quelle corticali.
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Effetti Densitometrici del Prolungamento
del Trattamento con Inibitori del Riassorbimento Osseo
L'incremento densitometrico ottenibile
con i bisfosfonati, più evidente dopo il 1° anno
di trattamento, prosegue perlomeno fino al 3° anno, a
differenza di quanto osservato con la calcitonina.
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Variazioni Densitometriche
alla Sospensione della Terapia
L'effetto mineralometrico ottenuto
con alendronato persiste sino ad un anno dalla sospensione
del trattamento, a differenza di quanto descritto all'interruzione
di un trattamento con estrogeni o calcitonina
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Numerosità nella Casistica in Trials
sull'Incidenza di Fratture
Un'adeguata numerosità
della casistica è un requisito essenziale per studi
che abbiano come obiettivo la valutazione degli effetti di
un trattamento sull'incidenza di fratture osteoporotiche
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La Necessaria Durata di uno Studio
Anche la durata dello studio deve
essere adeguata per poter trarre conclusioni; in questa esperienza
con etidronato la significatività della riduzione sotto
trattamento dell'incidenza di fratture era persa al 3°
anno di studio, persistendo solo per un sottogruppo di pazienti
ad alto rischio
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Prevenzione della Riduzione dell'Altezza
L'alendronato si è dimostrato
in grado di attenuare significativamente la riduzione media
di altezza delle donne in postmenopausa, determinando una
diminuzione nell'incidenza di fratture vertebrali. La riduzione
media di altezza era inferiore, rispetto ai controlli, anche
nelle donne che nonostante il trattamento subivano fratture
vertebrali, a dimostrazione
che la gravità di queste ultime era inferiore
nei soggetti trattati con alendronato.
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Studio FIT Fracture Intervention Trial
Sono stati pubblicati i risultati
del più grande e rigoroso studio condotto per valutare
l'effetto di un trattamento dell'osteoporosi sull'incidenza
di fratture.
Sono state arruolate 2.027 donne con almeno una frattura vertebrale
preesistente, delle quali 1.022 trattate con alendronato (5
mg/die per i primi due anni e 10 mg/die nel terzo anno) e
1.005 con placebo. La tabella ed i grafici che seguono dimostrano
chiaramente la capacità dell'alendronato di ridurre,
dopo 3 anni, di circa il 50% l'incidenza delle fratture vertebrali
(in particolare del 90% quelle multiple), delle fratture del
femore e di quelle del polso.
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Fracture Intervention Trial
(2027 donne con almeno una frattura vertebrale preesistente)
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- Il più esteso studio controllato randomizzato
prospettico condotto finora sul trattamento
farmacologico dell'osteoporosi
- Rigoroso protocollo di studio (98% delle pazienti
seguite per 3 anni completi)
- Compliance terapeutica dell'85%
- Analisi conservativa (le partecipanti allo
studio sono state seguite anche in caso di sospensione
della terapia)
- Accurata definizione delle fratture
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Risultati dello Studio FIT a 3 Anni
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| Tipo di frattura |
Rischio Relativo
con Alendronato
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| Qualsiasi
tipo di frattura clinica |
0,72 (0,58 - 0,90)
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| Nuova frattura
vertebrale |
0,53 (0,41 - 0,68)
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| >=
due nuove fratture vertebrali |
0,10 (0,05 - 0,22)
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| Frattura
vertebrale sintomatica |
0,45 (0,27 - 0,72)
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| Frattura
clinica non vertebrale |
0,80 (0,63 - 1,01)
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| Frattura del
femore |
0,49 (0,23 - 0,99)
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| Frattura
del polso |
0,52 (0,31 - 0,87)
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| Altre |
0,99 (0,75 - 1,31)
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