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osteolisi tumorale
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Cause di Ipercalcemia in Corso di Neoplasia
L'ipercalcemia è una complicanza relativamente
frequente in corso di neoplasie come il carcinoma della mammella, il mieloma multiplo,
il carcinoma polmonare a cellule squamose, il carcinoma renale ed i linfomi. I
meccanismi di azione attraverso cui una neoplasia può causare ipercalcemia
sono rappresentati da:
1) ipercalcemia legata ai processi distruttivi dell'osso; metastasi osteolitiche.
2) secrezione da parte del tumore di una proteina ad azione PTH-simile (PTHrP)
o di altre citochine stimolanti il riassorbimento di calcio a livello osseo e
renale (Ipercalcemia Umorale Maligna, HHM)
3) produzione da parte della neoplasia di 1,25 (OH)2 Vit D3, a cui consegue un
aumento dell'assorbimento intestinale di calcio (linfomi).
L'ipercalcemie neoplastiche riconoscono un meccanismo patogenetico diverso a seconda
della neoplasia che ne è causa. L'osteolisi neoplastica è responsabile
dell'ipercalcemia nei casi di carcinoma della mammella, del polmone e, seppur
raramente, della tiroide e del mieloma multiplo. La secrezione di sostanze ad
azione PTH-simile si può rilevare in casi di carcinoma a cellule squamose
(polmone, orofaringe, cervice uterina, etc.), di carcinoma renale e mammario.
L'aumentata produzione di 1,25 (OH)2 Vit3 è tipica delle neoplasie ematologiche
ed in particolare dei linfomi.
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Ipercalcemie da Osteolisi Tumorale
L'alterazione del quadro bioumorale ed i conseguenti
meccanismi di compenso messi in atto in seguito al riassorbimento osseo a livello
della lesione metastatica sono caratterizzate da:
1) aumento della concentrazione sierica di calcio e transitoriamente di fosforo;
2) aumento del carico renale di calcio; 3) aumento della calciuria; 4) riduzione
del PTH circolante; 5) riduzione della fosforemia. L'ipercalcemia compare quando
la liberazione di calcio dall'osso supera la capacità del rene di eliminare
il calcio. Il razionale dell'impiego dei bisfosfonati nella terapia dell'ipercalcemia
neoplastica da lesioni osteolitiche è rappresentato dalla inibizione, da
questi indotta, dei processi di riassorbimento a livello delle lesioni ossee
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Meccanismo dell'Osteolisi Tumorale
Le varie fasi del processo di osteolisi sono rappresentate
nella figura. Attraverso la presenza di particolari recettori cellulari le cellule
tumorali aderiscono alle cellule endoteliali dell'osso filtrando nell'interstizio.
Una volta avvenuto l'impianto nel tessuto osseo le cellule neoplastiche producono
particolari sostanze che favoriscono il riassorbimento osseo osteoclastico. Alcune
sostanze liberate nel processo osteolitico possono attrarre altre cellule neoplastiche
attraverso un meccanismo di tipo chemiotattico. I bisfosfonati sono particolarmente
efficaci nel controllo dell'ipercalcemia secondaria a metastasi osteolitiche.
Infatti i bisfosfonati tendono a localizzarsi elettivamente nelle zone litiche
(per l'elevato turnover osseo) e possono determinare una inibizione protratta
dell'abnorme distruzione ossea che è alla base dell'ipercalcemia.
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Fisiopatologia
dell'Ipercalcemia Umorale Maligna (hhm)
L'ipercalcemia umorale maligna è responsabile
di oltre metà dei casi di ipercalcemia neoplastica. La sua fisiopatologia
è complessa. Principale caratteristica di queste forme è la produzione,
da parte del tumore, di sostanze capaci di aumentare in maniera generalizzata
i fenomeni di riassorbimento osseo. Il principale fattore prodotto è rappresentato
da una proteina ad azione PTH-simile (PTH related protein, PTHrP); sono state
identificate anche altre sostanze (TGFa, interleuchina-1, linfotossina, TNF, prostaglandine,
etc.) che hanno la capacità di stimolare localmente il riassorbimento osseo
da parte degli osteoclasti. È importante notare che, oltre a questo meccanismo
"locale", nei casi di produzione di PTHrP si ha anche un aumento del
riassorbimento intestinale di calcio (mediato dalla 1,25 (OH)2 Vit D3).
È importante ricordare che nei pazienti con HHM spesso coesistono lesioni
litiche che determinano ipercalcemia mediante ambedue i meccanismi precedentemente
descritti, locale e generale.
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Ipercalcemie Neoplastiche
La sintomatologia clinica della sindrome ipercalcemica
varia in rapporto all'entità dell'ipercalcemia. Nelle forme lievi il paziente
può essere pauci-sintomatico. Quando i valori del calcio circolante superano
13-14 mg/dl compaiono sintomi più gravi.
Tra le manifestazioni psichiche prevalgono i quadri di tipo depressivo; nell'ambito
delle manifestazioni neurologiche frequenti sono l'astenia, il torpore, la letargia
ed infine il coma. I sintomi gastrointestinali sono caratterizzati da stipsi,
vomito ed anoressia. Alterazioni elettrocardiografiche (QT corto) e aritmie rappresentano
i principali disturbi cardiovascolari. Infine a livello renale si può avere
ipostenuria, disidratazione e compromissione emuntoria fino all'insufficienza
renale.
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Diagnosi Differenziale dell'Ipercalcemia
La diagnosi differenziale dell'ipercalcemie si avvale
delle comuni metodiche di laboratorio. La presenza di iperparatiroidismo primitivo
è resa oggi facile dalla disponibilità di affidabili dosaggi del
PTH sierico, che risulta soppresso in tutte le altre cause di ipercalcemia.
L'ipercalcemia è spesso una complicanza terminale delle neoplasie e ciò
facilita la diagnosi differenziale.
Opportune indagini strumentali di tipo radiografico e scintigrafico consentono
di meglio definire la sede della neoplasia primitiva e delle sue eventuali metastasi
ossee.
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Clodronato nell'Ipercalcemia Neoplastica
In tutti i casi di ipercalcemia non legata ad aumento
del 1,25 OH2D il clodronato determina una riduzione della calcemia. La somministrazione
endovenosa, alla dose di 300 mg/die per 5-6 giorni oppure alla dose di 5 mg/kg/die
per 5-6 giorni, comporta un rapido ritorno a valori normali della calcemia. L'effetto
è maggiore (ma questo vale anche per gli altri bisfosfonati) quando l'ipercalcemia
è completamente o quasi legata ad interessamento scheletrico, come nel
mieloma multiplo, mentre i risultati sono minori se è contemporanemante
presente un aumentato riassorbimento renale di calcio (HHM). La durata della remissione
della calcemia è relativamente breve. La terapia con clodronato comporta
anche una riduzione della calciuria e della idrossiprolinuria, anche se quest'ultima
non rientra nel range della norma quando è contemporaneamente presente
un interessamento del collageno extraosseo (processo sul quale i bisfosfonati
non hanno alcuna efficacia).
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Pamidronato
nell'Ipercalcemia Neoplastica
Il pamidronato è stato uno dei bisfosfonati
più studiato nelle malattie neoplastiche dell'osso. Il trattamento è
condotto per via endovenosa ed è in grado di determinare una riduzione
della calcemia fino alla normalità nella maggior parte dei pazienti (circa
il 90%) entro 5 giorni di terapia.
Come indicato nella figura l'effetto è più rilevante e duraturo
a dosaggi maggiori del farmaco.
Alcuni hanno dimostrato che effetti simili possono essere ottenuti con una singola
somministrazione giornaliera del farmaco;
comunemente vengono utilizzati 60 mg.
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Bisfosfonati e Ipercalcemie
L'alendronato, somministrato per via endovenosa a
dosi 10 volte inferiori, ha fornito risultati sovrapponibili a quelli ottenuti
con il pamidronato. Al pari degli altri bisfosfonati il trattamento permette un
controllo duraturo solo nell'ipercalcemia secondaria alla presenza di metastasi
ossee, mentre il risultato è solo temporaneo nei casi di ipercalcemia da
iperparatiroidismo o nella ipercalcemia umorale (Humoral Hypercalcemia of Malignancy,
hhm).
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Clodronato e.v. + i.m. nel Mieloma Multiplo
In particolari condizioni può essere utile
ricorrere a cicli terapeutici ripetuti, come nel caso del mieloma multiplo. In
questo caso la somministrazione iniziale di 300 mg/die di clodronato per 7 giorni,
seguita da cicli di clodronato alla dose di 100 mg/die intramuscolo per 10 giorni
ogni 4 mesi, ha consentito il mantenimento della escrezione urinaria di idrossiprolina,
sostanzialmente entro il range normale per 3 anni di osservazione
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Clodronato per os nelle
Metastasi Ossee da ca Mammario
Un'altra condizione nella quale il trattamento cronico
con clodronato si è dimostrato vantaggioso è rappresentata dalla
presenza di metastasi ossee da carcinoma mammario. Come indicato nella figura,
il gruppo di pazienti trattate con clodronato per os alla dose di 1600 mg/die
per 18 mesi presentava una significativa riduzione degli eventi sfavorevoli (episodi
di ipercalcemia, fratture e cicli di radioterapia per dolore osseo) rispetto al
gruppo trattato con placebo.
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Protocolli Terapeutici delle Affezioni Scheletriche
Maligne con Bisfosfonati
Vi sono numerosi schemi terapeutici con bisfosfonati
per via endovenosa utilizzabili nelle affezioni sistemiche maligne dello scheletro.
Essi prevedono l'impiego di dosi, schemi di somministrazione e durata, diversi.
Nella scelta, oltre all'esperienza di ogni singolo medico, è importante
tenere in considerazione i costi del trattamento. Come illustrato nella figura,
sia per gli schemi di trattamento cronico che in dose unica, il clodronato per
dosi equivalenti è il farmaco meno costoso.
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| Terapia |
Dose
mg |
Diluiz.
ml |
Durata
infus.
(ore) |
Giorni
terapia |
Durata
(giorni) |
Costo
x ciclo
(L. X 1000) |
| 300 |
500 |
3 |
5-10 |
10-90 |
51-102 |
| 30 |
>
100 |
1 |
5-10 |
10-90 |
1.205-2.410 |
| 600 |
1000 |
6 |
1 |
7-90 |
21 |
| 60 |
>250 |
2 |
1 |
10-90 |
482 |
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