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I Bisfosfonati nella prevenzione e terapia dell'Osteoporosi da Glucocorticoidi
   
 
 
     
 

Ombretta Di Munno
Prof. Associato di Reumatologia
Università di Pisa


Dalla prima segnalazione di Hench nel 1948 sull'uso del cortisone in pazienti con artrite reumatoide (AR), i glucocorticoidi (GC) sono diffusamente impiegati per la loro attività antinfiammatoria ed immunosoppressiva in numerose malattie di pertinenza reumatologica, dermatologica, gastroenterologica, ematologica, pneumologica ed endocrinologica, cui è da aggiungere il più recente impiego nei trapianti d'organo. In una indagine condotta in Inghilterra nell'ambito della medicina generale, su oltre 65000 pazienti di età compresa fra 12 e 94 anni, risulta che lo 0.7% assume GC cronicamente (cioè da oltre tre mesi) ad una dose media di 10 mg di prednisone/die.

 



Patogenesi della osteoporosi indotta da glucocorticoidi

Sempre da tale indagine è emerso che solo il 14% dei pazienti in trattamento cronico con GC riceve una terapia per la prevenzione dell'osteoporosi (OP), che è uno dei problemi più rilevanti dovuti a tale trattamento. Infatti alterazioni della massa ossea sono presenti in oltre il 40% dei pazienti in trattamento cronico con GC, con una incidenza di fratture fino al 50%. In una indagine condotta su oltre 2400 soggetti esaminati per un periodo medio di 5.3 anni, la percentuale di perdita di massa ossea (BMD) annua in sede appendicolare, nei pazienti che assumevano prednisone alla dose media giornaliera di 5 mg/die, era da 2 a 3 volte superiore a quella dei controlli. In uno studio multicentrico italiano condotto su 925 donne affette da AR, una dose media giornaliera di 5 mg di prednisone o di un suo equivalente, assunta cronicamente, è risultata associata ad OP in sede lombare nel 30% ed in sede femorale nel 40% dei casi.
Molti sono gli aspetti ancora non ben definiti nell'ambito di questa forma di OP che riguardano il dosaggio soglia responsabile di riduzioni della BMD (> 7.5 mg/die di prednisone ?), l'importanza della dose cumulativa, l'impiego di vie e modalità alternative di somministrazione, l'impiego di GC con una ipotizzata minore azione osteopenizzante come il deflazacort. Ormai documentato è invece il fatto che la riduzione di BMD è più rapida nei primi 6-12 mesi di terapia, e che l'effetto osteopenizzante è più evidente se il trattamento supera i 6 mesi.
Per ciò che riguarda l'eziopatogenesi dell'OP da GC ( Tab. 1), estremamente complessa e non chiarita in tutti i suoi aspetti, certamente l'aspetto più importante è rappresentato dalla inibizione della neoformazione ossea per effetto diretto sulle cellule della linea osteoblastica. Si verifica una aumentata frequenza di attivazione con una riduzione del 30% della quantità di osso neoformato durante ciascun ciclo di rimodellamento nelle BMU (Unità Multicellulari di Base). Più controversi appaiono gli effetti sul riassorbimento osseo, evidenziandosi in vitro effetti stimolatori e talvolta inibitori dell'attività osteoclastica. C'è comunque evidenza, in vivo, che i GC sono responsabili di una accelerata perdita di massa ossea la cui conseguenza più temibile è rappresentata da una elevata incidenza di fratture assiali e appendicolari. Tale fatto ha reso necessario il suggerimento di linee guida per la prevenzione ed il trattamento dell'OP da GC. L'American College of Rheumatology nel '96 e l'UK Consensus Group nel '95 e '98 (1), hanno formulato delle linee guida le cui indicazioni principali sono riassunte nella tabella 2.

Prevenzione e trattamento della osteoporosi da glucocorticoidi



 

 

In termini di prevenzione appare fondamentale dunque, oltre a misure generali riguardanti lo stile di vita e le abitudini voluttuarie ed alimentari, fornire una adeguato apporto di calcio (Ca) e vitamina D (Vit D3 o suoi metaboliti). Se poi ci troviamo di fronte a pazienti che all'inizio od in corso di trattamento con GC presentino già riduzione della BMD sia in termini di osteopenia, che ancor più di OP, si rende necessario il ricorso a farmaci la cui scelta sarà ovviamente dettata da aspetti quali l'età e la compliance del paziente, il tipo di malattia per cui si rende necessario il trattamento con GC, il grado di demineralizzazione e l'eventuale presenza di fratture.

Non esiste una terapia specifica o di elezione nell'ambito dell'OP da GC, ma i bisfosfonati (BSFs) hanno dato, in un maggior numero di studi prospettici controllati, risultati più significativi sia per ciò che riguarda la perdita di BMD, che la riduzione del rischio di fratture.

 

Pamidronato

Il pamidronato (P) era già stato impiegato, alla dose di 150 mg/die per os in associazione con Ca (1 gr/die), per un anno in pazienti in trattamento cronico con GC. (2) Il gruppo trattato con P mostrava a 12 mesi un incremento della BMD vertebrale, misurata mediante tomografia assiale computerizzata, del 19.6%, mentre nei pazienti che avevano ricevuto solo Ca compariva una riduzione dell'8.8%. Più recentemente Boutsen et all. (3) hanno utilizzato il P, questa volta in infusione endovena, in modo intermittente, associato a Ca (800 mg/die) in 14 pazienti trattati con GC per varie malattie reumatologiche come AR, polimialgia reumatica (PMR) ed arterite di Horton (AH), confrontando i risultati ad un anno con quelli ottenuti in 13 pazienti, trattati con solo Ca allo stesso dosaggio.

Variazioni % della BMD a 3-6-9-12 mesi di terapia con pamidronato e calcio


 

Il gruppo con P mostrava, dopo un anno, un incremento della BMD (misurata mediante DEXA) del 3.6% a livello lombare e del 2.2% a livello del collo femorale, mentre il gruppo trattato con solo Ca mostrava una riduzione del 5.3% sia a livello lombare che del collo femorale ( Fig. 1). L'effetto positivo del P veniva ulteriormente confermato dallo stesso autore, in occasione del 14° Congresso EULAR ( Glasgow, giugno 1999 )

in un abstract in cui venivano presentati anche i risultati ottenuti in un terzo gruppo di pazienti, con le stesse caratteristiche, che riceveva P, 90 mg/die in infusione, solo all'inizio del trattamento e Ca (800 mg/die) nei giorni successivi. Per ciò che riguarda l'incidenza di fratture durante il periodo di osservazione, si osservava una frattura vertebrale non traumatica nel gruppo trattato con solo Ca. Non venivano segnalati effetti collaterali di rilievo.

Etidronato

Numerosi studi controllati sono stati pubblicati sull'uso dell'etidronato (E) (400 mg/die per os per 14 gg.) seguito da Ca (500mg/die per os, per 76 gg.) ripetuto ciclicamente per uno o più anni, sia nella prevenzione che nel trattamento dell'OP da GC. In due studi di prevenzione molto simili sia per il tipo di pazienti valutati (pazienti con vasculiti, LES, PMR, AR, AH, malattie polmonari croniche e dermatomiosite) che per il disegno dello studio (trattamento con E 400 mg/die per 14 gg. vs placebo per 14 gg., seguito da Ca 500 mg/die per 76 gg. in entrambi i gruppi,

 
Variazioni % della BMD a 12 mesi di terapia con etidronato ciclico o placebo

 

ripetuto per 4 cicli), sono stati valutati gli effetti sulla BMD e sull'incidenza di nuove fratture. Nello studio di Adachi et all.(4), condotto su 141 pazienti di entrambi i sessi, la BMD aumentava dello 0.6% a livello lombare e dell'1.46% a livello trocanterico nel gruppo trattato con E, a fronte di una riduzione rispettivamente del 3.2% e del 2.7% nel gruppo trattato con placebo. Per ciò che riguarda l'incidenza di nuove fratture vertebrali, si avevano 10 pazienti su 65 nel gruppo placebo e 5 su 57 nel gruppo E, che presentavano nuove fratture vertebrali. La differenza appariva ancora più rilevante se si consideravano solo le pazienti in menopausa, in quanto solo 1 su 31 nel gruppo E e 7 su 32 nel gruppo placebo presentavano nuove fratture vertebrali. Nello studio di Roux et all.(5), condotto su 117 pazienti, la BMD mostrava un incremento dello 0.3% a livello lombare nel gruppo trattato con E ed un decremento del 2.8% nel gruppo trattato con placebo, con una differenza significativa fra i due gruppi. Per ciò che riguarda la BMD del collo
femorale non si avevano differenze significative fra i due gruppi (Fig. 2). Per ciò che riguarda l'incidenza di nuove fratture, 5 pazienti nel gruppo placebo (9%) presentavano un totale 15 fratture, prevalentemente vertebrali, e 4 pazienti nel gruppo E (7%) presentavano un totale di 5 fratture, di cui 3 vertebrali. In questo secondo studio venivano valutati anche alcuni parametri del metabolismo osseo e si osservava una riduzione, nel gruppo trattato con E, dei cross-links urinari (piridinolina e deossipiridinolina) significativa sia al 6° che al 12° mese di trattamento. Il trattamento con E risultava ben tollerato in entrambi gli studi.
L'efficacia dell'E si è confermata anche nei confronti di alti dosaggi di GC, quali quelli impiegati nell'AH (60 mg/die di prednisone, o di un suo equivalente) (6).

Variazioni % della BMD dei tre gruppi di pazienti trattati con placebo o alendronato ( ALN)


già in trattamento o che iniziavano il trattamento con GC. I pazienti erano affetti da malattie varie (AR, PMR, LES, sarcoidosi, miosite, malattie polmonari croniche, sindrome nefrosica). La BMD misurata a livello lombare aumentava del 2.1% e del 2.9% nei pazienti che erano in trattamento con 5 e 10 mg/die di ALN rispettivamente, e si riduceva dello 0.4% nel gruppo trattato con placebo (Fig.3).

 

Alendronato


Recentemente anche l'alendronato (ALN) è stato utilizzato sia nella prevenzione che nel trattamento dell'OP da GC. Nello studio di Saag et all. (7) l'ALN è stato utilizzato per 48 settimane a 2 differenti dosaggi (5 e 10 mg/die) in 477 pazienti, di entrambi i sessi,

Durata della precedente terapia con GC e variazioni % della BMD lombare dopo 48 settimane nei tre gruppi di pazienti

A livello del collo femorale si aveva un incremento dell'1.2% e dell'1% nei gruppi trattati rispettivamente con 5 e 10 mg/die di ALN, ed una riduzione del 1.2% nel gruppo trattato con placebo. Un aspetto interessante emerso è che la durata del precedente trattamento con GC (Fig.4) non sembrava influenzare la risposta della BMD al trattamento con ALN.
Per ciò che riguarda poi la comparsa di nuove fratture vertebrali, la percentuale era del 2.3% nel gruppo trattato e del 3.7% nel gruppo placebo, con un rischio relativo di 0.6. Come documentato in altri studi con ALN, i markers del turnover osseo si riducevano significativamente già a 12 settimane dall'inizio del trattamento.
Sul profilo della sicurezza, solo il gruppo trattato con 10 mg/die di ALN mostrava un modesto incremento di effetti collaterali, peraltro non gravi, a carico
del tratto gastro-enterico rispetto al gruppo trattato con placebo.

Variazioni % della BMD a 12 mesi nei tre gruppi di pazienti nello studio RCP e RCT

 

Risedronato


Il risedronato (Ris), un piridinil bisfosfonato, peraltro non ancora disponibile in Italia, è stato utilizzato recentemente nell'OP da GC in due studi controllati entrambi verso placebo, uno come prevenzione (RCP) dell'OP in pazienti che avevano iniziato il trattamento steroideo da meno di 3 mesi, ed uno come terapia (RCT) in pazienti in

 

trattamento da oltre 6 mesi (8). I pazienti erano affetti da malattie quali PMR, LES, AH, AR ed altre che comunque richiedevano l'impiego dei GC. I pazienti, di entrambi i sessi, suddivisi in 3 gruppi ricevevano per un anno placebo o Ris (2.5 mg/die o 5 mg/die) . A tutti venivano somministrati Ca e Vit D. Per quanto riguarda gli effetti sulla BMD riferiti al trattamento con Ris 5 mg/die (Fig.5) si aveva, nello studio RCP (228 pazienti) un incremento a livello lombare, collo femorale e trocantere significativo nei confronti del decremento osservato nel gruppo di controllo.
Per ciò che riguarda lo studio RCT (290 pazienti), nel gruppo trattato con Ris 5 mg/die, si aveva un incremento della BMD in tutte le tre sedi esaminate che raggiungeva il 2.9% a livello lombare; tale incremento era non significativo nei confronti del gruppo di controllo solo a livello trocanterico.
Per quanto riguarda la prevenzione delle fratture vertebrali (Fig.6) l'analisi dei dati cumulativi derivanti da entrambi gli studi (RCP e RCT) evidenziava una riduzione del 70% nell'incidenza di fratture vertebrali nei pazienti che erano stati trattati con Ris 5 mg nei confronti del gruppo di controllo.

 

Il farmaco si è dimostrato ben tollerato anche in pazienti con preesistenti malattie dell'apparato gastro-enterico ed in quelli con concomitante trattamento con FANS.
Questi primi risultati sembrano indicare che il Ris, alla dose di 5 mg/die
è efficace sia nel trattamento che nella prevenzione dell'OP da GC.

 

Incidenza delle fratture vertebrali nello studio RCP e RCT

 

I Bisfosfonati nell'OP da trapianto d'organo

Ora che l'aspettativa di vita nei soggetti che hanno subito un trapianto d'organo è decisamente migliorata sia in termini qualitativi che quantitativi, un aspetto da non sottovalutare per la gravità e l'impatto medico-sociale che sta suscitando è rappresentato dalla comparsa, in questi pazienti , di OP e di fratture ad essa associate. Le fratture, che si manifestano soprattutto nei primi 6-12 mesi dopo il trapianto, e che interessano soprattutto l'osso trabecolare (vertebre e coste), si verificano con una prevalenza simile, indipendentemente dall'organo trapiantato, dal 7 al 54% L'eziopatogenesi di questa particolare forma di OP è complessa. Sicuramente fra i fattori eziopatogenetici responsabili di riduzione della BMD, spesso già presente nel periodo pre-trapianto, sono da segnalare la ridotta attività fisica, l'alterato stato nutrizionale e l'uso prolungato di diuretici dell'ansa. Per ciò che riguarda invece l'ulteriore riduzione di BMD associata ad incremento di fratture, che si verifica soprattutto nel primo anno dopo il
trapianto, l'uso di GC e di ciclosporina (CyA) hanno sicuramente un
ruolo importante anche se sono state rilevate, in alcuni casi, variazioni delle concentrazioni sieriche di VitD e dei suoi metaboliti e, nell'uomo, di testosterone.

Variazioni % della BMD nei due gruppi di pazienti ad un anno dal trapianto cardiaco

  L'effetto sul metabolismo osseo dei GC, soprattutto alle dosi elevate utilizzate nell'immediato periodo post-trapianto, è ben noto. Più incerto rimane il ruolo della CyA in quanto studi nel ratto hanno dimostrato che il suo impiego, in alcuni casi, induce un rapido incremento del turnover osseo, con rapida e grave perdita di massa ossea, mentre in altri è capace di contrastare l'effetto inibitorio dei GC sugli osteoblasti. Anche se nell'uomo l'effetto della CyA è difficile da identificare in quanto il farmaco è generalmente associato ai GC, c'è comunque evidenza che il farmaco aumenta il turnover osseo .
 

La necessità di prevenire o comunque di rallentare la perdita di BMD in questi pazienti, ha indotto a utilizzare i vari farmaci disponibili. Gli inibitori del riassorbimento osseo sono al momento i più utilizzati, alla luce dei risultati positivi sul riassorbimento osseo ottenuti nel ratto trattato con CyA. Il P (60 mg in singola infusione endovenosa) seguito da E ciclico (4 cicli) e calcitriolo (25 mg/die) in associazione a Ca (1 gr/die) e VitD (400 UI/die), è stato confrontato al solo uso di Ca e Vit D in 18 pazienti (gruppo A) e 52 pazienti (gruppo B) rispettivamente, nel primo anno dopo il trapianto cardiaco (9). Per ciò che riguarda la BMD (Fig.7) il gruppo trattato con solo Ca e Vit D (gruppo B) presentava una riduzione del 6.8% a livello femorale e del 10.6% a livello lombare, mentre il gruppo A non presentava sostanziali riduzioni a livello lombare ed una riduzione del 2.7% a livello femorale.
Per ciò che riguarda l'incidenza di fratture vertebrali, 3 fratture si verificavano in 2 pazienti del gruppo A e 30 in 17 pazienti del gruppo B. Tali risultati confermano, in analogia con altri studi, l'efficacia dei BSFs nella prevenzione dell'OP e delle fratture ad esse correlate, nei soggetti sottoposti a trapianto d'organo.

 

 
 
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