I dati riguardanti l'incidenza di fratture del femore prossimale
sono più facilmente disponibili a causa del fatto che oltre
il 50% delle persone con tali fratture vengono ospedalizzate.
Nei paesi dell'area europea e del Nord America, l'andamento delle
fratture dell'anca mostra una crescita esponenziale dopo i 50
anni in entrambi i sessi e si manifesta con una frequenza nel
sesso femminile doppia rispetto al sesso maschile. Il numero complessivo
di fratture dell'anca non è in aumento in tutti i paesi
dell'area sopra riportata. I dati italiani, ad esempio, mostrano
da circa un decennio un plateau intorno alle 55000 fratture per
anno.
Tuttavia l'incidenza in questo secolo delle fratture aggiustate
per l'età è ovunque aumentata, segno di un progressivo
peggioramento dello stato di salute dell'osso legato verosimilmente
ad una riduzione dell'attività fisica e ad altre possibili
modificazioni dell'antropometria (es. aumento della statura) e
ad una probabile aumentata incidenza di cadute. L'incidenza di
fratture del femore prossimale è correlata alla densità
ossea misurata a livello dei siti consueti (avambraccio, colonna,
femore e calcagno) anche se una migliore predittività è
offerta dalla misurazione densitometrica femorale. Le fratture
dell'anca nell'anziano si accompagnano ad un aumento della mortalità
rispetto ai controlli soprattutto a breve termine (6 mesi-1 anno
dalla frattura). Questa patologia è inoltre causa importante
di disabilità grave e perdita dell'autonomia funzionale.
Insieme alla demenza e all'incontinenza urinaria la frattura del
femore prossimale è la causa principale di ricovero permanente
in istituti per anziani.
Tutti questi fattori spiegano l'altissimo costo socio-sanitario
diretto e indotto che grava su questa patologia. Stime statunitensi
riportano un costo complessivo annuo che sfiora i 9000 miliardi
di dollari. Una recente stima dell'Unione Europea riporta per
l'Italia un costo stimato per le sole spese dirette di ricovero
ospedaliero in 204.9 milioni di ECU (pari a circa 4000 miliardi
di Lire). Da stime inglesi e svedesi sempre di fonte UE gli altri
costi (riabilitazione, medico di medicina generale, ricoveri in
istituti per anziani) incrementano il totale di 2.5 volte rispetto
ai soli costi diretti ospedalieri.