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Esame radiologico
   
 
 
     
 


E' opportuno che l'esame radiologico venga eseguito in maniera standardizzata, con proiezioni in laterale ed in antero-posteriore (fig. 1).

La laterale della colonna dorso-lombare deve essere eseguita con particolari accorgimenti tecnici per garantire la riproducibilità del metodo: è essenziale il corretto posizionamento del paziente; l'impiego di una corrente per il generatore di raggi "X" che sia di voltaggio ottimale alle dimensioni del paziente; l'uso di una distanza focale (distanza tubo-pellicola) abbastanza lunga (105-110 cm) che riduca al minimo gli errori di parallassi. Il radiologo procede ad un primo esame qualitativo al fine di accertare la presenza di una frattura da ricondurre ad una osteoporosi: è opportuno un giudizio semiquantitativo del grado di deformità (fig. 2).

 



Sistema di classificazione utilizzato per la valutazione semiquantitativa della deformità vertebrale.

Nel caso in cui il rilievo di una frattura è dubbio, è necessaria una valutazione morfometrica, eseguita da un esaminatore esperto in questo tipo di indagine.
Le variazioni delle dimensioni di una vertebra rispetto alla norma possono essere
calcolate facendo riferimento alle singole altezze, ed espresse come variazioni percentuali (riduzione del 15% o più) o assolute (riduzione di 4 mm o più): i valori di normalità rispetto ai quali calcolare le riduzioni (assolute o percentuali) delle varie altezze dovrebbero scaturire dai dati normativi di una popolazione sana. Purtroppo non esistono al momento questi dati per la popolazione italiana: in questo caso è preferibile fare riferimento al rapporto tra le varie altezze, che minimizza eventuali errori dovuti a variazioni assolute delle dimensioni delle vertebre da fattori razziali e/o costituzionali.

L'altezza posteriore di una vertebra, sostenuta dalla componente articolare, è generalmente integra nelle fasi iniziali di un cedimento vertebrale, allorché la vertebra si affossa nel suo tratto intermedio o anteriore, dando luogo ad una deformità biconcava o a cuneo (fig. 3). La riduzione dell'altezza media rispetto alla posteriore (Hm/Hp) è indice di deformità biconcava, mentre nella deformità a cuneo è ridotto soprattutto il rapporto Ha/Hp.

Sebbene meno esatto del precedente, la riduzione di una altezza vertebrale può essere calcolata anche rispetto a quella delle vertebre adiacenti, che hanno abitualmente dimensioni analoghe. Una differenza superiore al 15% o maggiore di 4 mm è considerata indicativa di cedimento vertebrale. Quando una vertebra è completamente schiacciata anche l'altezza posteriore è ridotta: in questi casi l'altezza posteriore della vertebra risulterà ridotta rispetto alla media delle due altezze posteriori delle due vertebre adiacenti (fig. 3).

1) frattura a CUNEO  
esempio 1  
esempio 2  
esempio 3  
   
2) frattura CONCAVA  
esempio 1  
   
3)frattura BICONCAVA  
esempio 1 esempio 1
esempio 2 esempio 2
   


 
 
Prefazione
Non tutte le deformità vertebrali sono fratture