| L'osso è costituito
da una impalcatura proteica incrostata e resa rigida da sali
di calcio. L'osteoporosi è una malattia che colpisce
tutto lo scheletro, caratterizzata da una riduzione della massa
e da alterazioni della struttura dell'osso che diventa fragile
e più esposto al rischio di fratture.
Esiste una correlazione tra la perdita
minerale e la resistenza meccanica dell'osso, con conseguente
rischio di fratture per piccoli traumi o anche spontanee.
Le fratture, che rappresentano le conseguenze
più comuni di questa malattia, colpiscono più
frequentemente il polso, il collo del femore e le vertebre.
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| Fino a 18-20 anni
di età |
Fase di accrescimento |
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| Tra i 20 e i 30 anni
di età |
Si completa l'opera
di mineralizzazione e di costituzione della massa ossea. |
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| Dai 30 ai 40 anni
di età |
Periodo stabile
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| Dai 40 ai 50 anni
di età |
Si verificano
le prime perdite di massa da parte delle ossa. |
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| Dai 50 ai 60 anni
di età |
Nella donna nei primi
due anni dalla menopausa c'è un calo improvviso
di massa ossea. poi il deterioramento prosegue con ritmo
meno celere. Nell'uomo inizia un lento e costante declino. |
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| Dai 60 anni in poi |
Se l'osteoporosi
non viene curata c'è un progressivo lento impoverimento
dello scheletro in ambedue i sessi. |
Durante tutta la vita si verifica un continuo lavoro di "rimodellamento
osseo", che è schematizzato nella figura a fianco.
Le cellule di maggior volume, caratterizzate da una specie di
orletto rappresentano gli osteoclasti (addetti alla distruzione
ossea) mentre le cellule più piccole tondeggianti rappresentano
gli osteoblasti (addetti alla ricostruzione ossea). Il processo
di rimodellamento inizia con gli osteoclasti che distruggono
una parte di tessuto osseo. Entrano poi in azione gli osteoblasti
che producono osso nuovo. Nell'adulto sano alla fine del processo
verrà ricostruita
la stessa quantità di osso che era stata distrutta
e lo scheletro avrà riacquistato la sua massa iniziale.
Dalla nascita e durante gli anni dello sviluppo corporeo,
anche lo scheletro si accresce ed aumenta la sua massa fino
a raggiungere, verso i 20-30 anni, un valore massimo (picco
di massa ossea). Fino al 40° anno di età circa,
la quantità di osso eliminato viene rimpiazzata con
altrettanto osso di nuova formazione senza perdita di massa
ossea. Dopo i 40-45 anni la produzione di nuovo osso non riesce
più a ricostruire completamente il tessuto distrutto
dagli osteoclasti e con il passare degli anni in ambedue i
sessi si va incontro ad una lenta ed inesorabile perdita di
sostanza ossea (osteoporosi senile). Nella figura a fianco
è schematizzata la situazione dell'osso in un soggetto
osteoporotico.
Come si vede, l'osso che è stato distrutto non viene
del tutto ricostruito e si ha pertanto una diminuzione della
massa ossea che nel tempo porta al rischio di fratture. Nelle
donne nei primi anni dopo la menopausa, questa perdita (osteoporosi
post-menopausale) avviene in maniera molto più rapida
ed espone lo scheletro femminile al rischio di fratture già
in età ancora relativamente giovane (55-60 anni).
La causa di comportamento nelle donne è la perdita
della funzione ovarica che si verifica alla menopausa e che
determina la scomparsa della produzione degli estrogeni, ormoni
che, fra le altre azioni, hanno quella di ostacolare la perdita
di massa ossea. L'osteoporosi rappresenta una delle complicanze
più importanti della menopausa: la malattia si sviluppa
in silenzio e quando cominciano a manifestarsi i primi sintomi
è già in uno stadio avanzato.
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