Sembra logico che accuratezza (sensibilità e specificità)
nell'identificare una frattura vertebrale e la precisione nel
follow-up siano garantiti solo dalla misurazione delle altezze
di una vertebra (morfometria). Ma è anche ovvio che questo
metodo manca dei vantaggi offerti dal giudizio di un esaminatore
molto esperto in radiologia dello scheletro in grado di individuare
quegli elementi di semeiologia che consentono di distinguere una
frattura osteoporotica da una deformità di differente genesi
(metodo qualitativo).
Anche la morfometria ha i suoi punti deboli, dovuti al fatto che
le vertebre non sono dei rettangoli perfetti, giacché l'altezza
anteriore è inferiore a quella posteriore nel tratto medio-dorsale
(T4-T10), uguale nel passaggio dorso-lombare (T11-L2) e maggiore
nelle ultime lombari. Oltretutto le dimensioni delle vertebre
sono influenzate da fattori costituzionali e razziali. Da qui
la necessità di disporre di dati normativi delle dimensioni
di ciascun corpo vertebrale su una popolazione diriferimento appartenente
alla stessa etnia.
Una radiografia del tratto dorso-lombare della colonna dovrebbe
essere eseguita da tutti coloro che si sottopongono ad un esame
densitometrico: ciò è necessario per stabilire preventivamente
quale sia il segmento scheletrico sul quale procedere alla determinazione
della massa ossea.
Se il paziente non dispone di una radiografia recente (< 6
mesi), questa va richiesta in quei
casi in cui la massa ossea risulti ridotta o in coloro che accusano
una sintomatologia dolorosa a carico dello scheletro: in quest'ultimo
caso ovviamente l'esame va ripetuto anche in quei pazienti che
hanno una radiografia di recente esecuzione se la sintomatologia
dolorosa è insorta successivamente all'esecuzione dell'Rx.