Durante una violenta forma virale
con tosse stizzosa, la sig.ra Sabrina, di 52 anni, ha accusato
una settimana fa un dolore violento alla regione dorsale, irradiato
a fascia anteriormente a destra. Il dolore, che ha raggiunto il
suo acme nel giro di poche ore, si accentua notevolmente nei movimenti
del tronco, con gli atti respiratori o con la tosse. L'assunzione
di FANS allevia la sintomatologia solo per poco tempo.
ANAMNESI
Sposata, tre figli, insegnante in pensione.
Abitudini di vita regolari, non fuma. Quattro anni prima era stata
operata di mastectomia sinistra per adenocarcinoma duttale (stadiazione:
T1; N0; M0) e dopo 6 mesi sottoposta ad intervento di ricostruzione
della mammella. Data la presenza di elevati livelli tissutali
di recettori per estrogeni e progesterone, era stata prescritta
terapia con Nolvadex che ovviamente aveva indotto una menopausa.
Gli esami eseguiti subito dopo l'intervento (Rx torace, Ecografia
e TC addome, Scintigrafia ossea) erano risultati negativi. Non
era stata sottoposta né a chemio né a radio-terapia.
Si recava quindi annualmente ad un corretto follow-up (Mammografia,
Rx torace, Eco addome, Markers tumorali), che fino ad 1 anno fa
avevano dato esito negativo.
Un anno fa, trovandosi in ospedale per una frattura del polso,
verificatasi in seguito ad una caduta accidentale in bagno, era
stata sottoposta ad una valutazione densitometrica, che aveva
documentato una moderata riduzione della massa ossea lombare (L2-L4
T-score - 2.53 SD, ). Nell'apprendere il risultato della MOC aveva
commentato che "la cosa non la sorprendeva più di
tanto dal momento che sua madre aveva sofferto di osteoporosi
e che in vecchiaia si era incurvata molto e la sua statura si
era considerevolmente ridotta".
Veniva consigliata dal medico curante una terapia con calcio e
vitamina D.
ESAME OBIETTIVO
Altezza cm 168; Peso kg 83. All'esame
del torace nulla ai campi polmonari; estrema dolorabilità
alla percussione del tratto medio dorsale, nello spazio D10-D11
e all'emergenza della corrispondente radice di destra. Nulla alla
palpazione dell'addome e della pelvi.
ESAMI ESEGUITI
Esami ematobiochimici di routine: nella
norma, ad eccezione di ALP totale 348 UI/l (v.n.:90-260), Hb 11.5
g/dl.
Elettroliti normali.
RX colonna dorso-lombare: evidente deformazione
a cuneo anteriore di D10, con spostamento posteriore di oltre
mezzo centimetro di frammento osseo nel lume del canale vertebrale.
QUESITI
Quali ipotesi diagnostiche si possono
formulare sulla base dell'esame clinico?
Quale è l'iter diagnostico più
razionale?
Non è detto che la nostra paziente, pur se operata di carcinoma
mammario, sia portatrice di metastasi ossee: è possibile
che si tratti di una frattura di differente genesi, ad esempio
da osteoporosi (vi era marcata riduzione della massa ossea). Considerata
l'anamnesi è obbligatorio che il primo pensiero si rivolga
alla patologia neoplastica: ogni sforzo volto ad escludere tale
ipotesi deve occupare tutta l'attenzione del medico nelle fasi
iniziali dell'iter diagnostico.
ESAMI ESEGUITI SUCCESSIVAMENTE
l Marker osteometabolici: Fosfatasi alcalina
ossea: 32,7 (< 20), CTX 2340 (v.n:< 654)
l Marker tumorali: CEA = 10 ng/mL (valori
patologici > 12), Ca 15-3 = 122 U/mL (valori patologici >
80)
l Scintigrafia ossea: si evidenziano aree
di accumulo del tracciante a livello del rachide (D4, D5, D10,
L1), dell'arco anteriore della IX e X costa di destra, dell'ala
iliaca di destra, in corrispondenza dell'articolazione sacro-iliaca
di destra e delle coxo-femorali, soprattutto a sinistra.
lRMN: Deformazione a cuneo anteriore
di D10 con bassa intensità di segnale nelle immagini T1
e alta intensità di segnale nelle T2. Muro posteriore alterato
per penetrazione del frammento posteriore del corpo vertebrale
all'interno del canale midollare; improntato il profilo del midollo
a questo livello.
QUESITO
Il medico ha scelto con accuratezza le
indagini più appropriate per rispondere al quesito:
è presente una metastasi o si tratta di osteoporosi?
a) I marker di turnover sono di qualche
utilità nella diagnostica differenziale.
b) Trovare lesioni multiple è un elemento essenziale per
orientarsi verso una patologia neoplastica, ma la sensibilità
dell'Rx dello scheletro è troppo bassa (evidenzia lesioni
grossolane), rispetto a quella della scintigrafia ossea. Trovare
una sede di anomalo rimodellamento non indica necessariamente
che questo sia legato ad una patologia neoplastica.
c) Infine la RMN (o la TC) sono indagini
appropriate per valutare se le sedi interessate dall'accumulo
del radio-tracciante ospitano tessuto differente da quello midollare.
Attenzione tuttavia al fatto che nelle fasi iniziali (primi 3
mesi) una frattura vertebrale da osteoporosi può dare una
immagine RMN (ma non TC) simile a quella di una metastasi.
CONCLUSIONE
Si tratta di una frattura di D10 da metastasi
di K mammario in paziente con metastasi multiple a livello scheletrico.
Successivamente la paziente è
stata sottoposta ad intervento di laminectomia decompressiva e
a cicli di radioterapia mirata, con buoni risultati. È
stata avviata una chemioterapia (6 cicli di CMF). Infine è
stata anche associata al Nolvadex un trattamento con clodronato
per via e.v., allo scopo di arrestare o rallentare la progressione
delle metastasi scheletriche. Una terapia con bisfosfonati andava
comunque intrapresa già due anni prima.