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CARENZA DI VITAMINA D
   
 
 
     
 
Nella popolazione italiana i livelli sierici di vitamina D risultano insufficienti, specie in età senile, rappresentando un importante fattore di rischio per l’osteoporosi: infatti, la carenza di vitamina D provoca nell’adulto l’osteopenia che può degenerare in osteoporosi aumentando il rischio di fratture. Inoltre, la carenza di vitamina D influisce negativamente sulla funzionalità muscolare aumentando il rischio di cadute.

La vitamina D, infatti, insieme al paratormone (PTH) è uno dei principali fattori che nell’uomo regolano l’omeostasi calcica. La vitamina D ottimizza l’assorbimento intestinale di calcio, facilita un’adeguata mineralizzazione ossea e migliora il tono muscolare aumentando il numero e la dimensione delle fibre muscolari.
Quindi, un apporto di vitamina D di almeno 800 UI al giorno, nella prevenzione e cura dell’osteoporosi, rappresenta un presupposto indispensabile per garantire l’efficacia della terapia.

Sintesi e fisiologia della vitamina D

La vitamina D esplica le sue funzioni metaboliche dopo essere stata trasformata da vitamina D3 (colecalciferolo sintetizzato dalla cute per irradiazione solare) in una forma attiva: la 1,25 –diidrossivitamina D3. I passaggi metabolici necessari per questa attivazione coinvolgono fegato e rene mentre la vitamina D3 non attivata viene depositata nel tessuto adiposo dove può restare immagazzinata anche per molti mesi.

Vi sono molti fattori che possono condizionare la sintesi di vitamina D3:

  •  è necessaria un’irradiazione con raggi ultravioletti di specifica lunghezza d’onda che, specie alle nostre latitudini, si realizza solo in certe ore del giorno e in alcuni mesi dell’anno.
  •  entità della superficie esposta al sole
  •  tempo di irradiazione
  •  uso di creme protettive (che possono ridurre la sintesi cutanea di vitamina D3)
  •  spessore della pelle e del tessuto adiposo sottocutaneo ciò spiega perché vi sia un maggior rischio di ipovitaminosi D nei soggetti neri (che hanno uno spessore cutaneo maggiore) e nei soggetti obesi (che hanno uno spessore sottocutaneo molto rappresentato)
  • età (a parità di esposizione solare il soggetto anziano produce il 30% in meno di vitamina D3)

Un’adeguata esposizione al sole garantirebbe l’80% del fabbisogno di vitamina D. Il restante 20% potrebbe essere assicurato dall’alimentazione; tuttavia, la vitamina D è contenuta in pochi alimenti e piuttosto grassi come formaggi, rosso d’uovo, pesci grassi e olio di fegato di pesce. Pertanto, considerati i suddetti limiti alla sintesi endogena della vitamina D3 e la scarsa reperibilità nell’alimentazione possiamo comprendere la ragione della diffusione della condizione di ipovitaminosi D nella popolazione italiana.

 

ALTRE CONSEGUENZE DELL’ IPOVITAMINOSI D

La carenza di vitamina D oltre che all’osteopenia che può degenerare in osteoporosi, è anche correlata ad altre patologie. L’attenzione dei ricercatori si sta concentrando, infatti, su sclerosi multipla, cancro e artrite reumatoide.
Nel bambino, la carenza di vitamina D può causare il rachitismo. Il sintomo principale è un’incapacità ossea di trattenere il calcio, rendendo le ossa molli e provocando deformità (ginocchio valgo, sterno carenato, cassa toracica stretta).