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Bisfosfonati e Osteogenesi Imperfetta
Col termine di osteogenesi imperfetta si riuniscono una serie di patologie
ereditarie trasmesse come carattere autosomico dominante e caratterizzate da difetti
a carico di uno dei due geni, posti sui cromosomi 7 e 17, responsabili della produzione
del collagene tipo I. Il quadro clinico è quindi sostenuto dal comportamento
patologico dei tessuti che contengono collageno tipo I: l'osso con conseguente
sviluppo di grave osteoporosi con fratture patologiche e deformità scheletriche;
i denti con dentinogenesi imperfetta, i tendini e i legamenti che diventano lassi
inducendo instabilità articolare, ed il miocardio con particolare coinvolgimento
valvolare.
Un altro aspetto tipico è la sottigliezza delle sclere che
possono assumere colore grigio-bluastro.
Si riconoscono diverse forme, alcune più gravi come il tipo
II con frequente morte perinatale, forme con severe deformità
come il tipo III e forme meno gravi come il tipo I caratterizzato
da una maggiore suscettibilità alle fratture in età
prepubere e avanzata. Quest'ultima forma è sicuramente sotto-diagnosticata
e viene spesso classificata come semplice osteoporosi specie nelle
donne dopo la menopausa. Esistono poi diverse forme intermedie.
In assoluto si ritiene che l'incidenza sia di 1 caso su 20.000,
anche se il dato è probabilmente sottostimato per la mancata
diagnosi di molte forme lievi.
Dal punto di vista fisiopatologico si ritiene che il tipo I si associ
ad un deficit puramente quantitativo della sintesi del collagene
di tipo I (in pratica si forma poco collagene che è però
funzionalmente normale). Le forme intermedie e gravi sarebbero invece
sostenute da un deficit anche qualitativo (si forma poco collagene
che è anche inadeguato dal punto di vista funzionale).
Un altro aspetto rilevante anche dal punto di vista clinico è
sapere se la patologia si associ ad un deficit solo della massa
ossea (cioè le ossa sono "solo" più piccole
e meno spesse: deficit volumetrico) o se vi sia anche un reale difetto
della densità minerale. Questo interrogativo non può
essere chiarito dagli studi densitometrici tradizionali con sistemi
DXA in quanto questi strumenti non valutano una densità volumetrica
ma la calcolano sull'area di proiezione del segmento osseo studiato.
Questo problema è stato risolto studiando mediante TAC periferica
(Stratec XCT 960) un gruppo di 27 soggetti adulti con osteogenesi
imperfetta (età compresa tra 21 e 44 anni) confrontandoli
con un campione di riferimento normale di 41 soggetti. Nei pazienti
con OI a livello radiale ultradistale la densità volumetrica
trabecolare è risultata gravemente ridotta (-32%) mentre
le dimensioni dell'osso si sono rivelate sovrapponibili a quelle
dei soggetti normali. L'osso corticale a livello del terzo distale
del radio ha invece densità del tutto normale ma una netta
riduzione dello spessore (cortical thichness: - 15%).
Alcuni dati preliminari sembrano indicare che nella OI il turnover
osseo è aumentato. Ciò potrebbe spiegare la riduzione
della densità trabecolare (aumento del remodelling space)
e fornire il razionale per l'uso dei bisfosfonati in questa patologia.
Le esperienze sull'uso dei bisfosfonati nell'osteogenesi imperfetta
sono molto limitate.
L'unico trial con dati significativi è stato pubblicato nel
dicembre 1998 (Glorieux et al. New England J of Med, 339; 947-52).
Il lavoro presenta i risultati di un trattamento ciclico con pamidronato
e.v (6,8 ± 1,1 mg/kg peso/anno con infusioni ad intervallo
di 4-6 mesi per 1,3 - 5 anni) in 30 bambini (3-16 anni di età)con
osteogenesi imperfetta. Il trattamento ha prodotto un incremento
medio annuale della densità ossea del 41,9 ± 29% con
un calo significativo delle fratture (- 1,7 /anno) ed un miglioramento
del quadro clinico.
Nel nostro centro è stato avviato un trial in pazienti pediatrici
ed adulti con osteogenesi imperfetta. I pazienti vengono trattati
con neridronato e.v. (aminobisfosfonato frutto della ricerca Abiogen,
di potenza simile al pamidronato). La dose è di 2 mg pro
Kg di peso fino ad un massimo di 100 mg ogni 3 mesi. I risultati
sono molto incoraggianti ed il trattamento risulta ottimamente tollerato.
Abbiamo attualmente in terapia oltre 100 pazienti. I dati al momento
a nostra disposizione sono relativi a 28 soggetti che hanno raggiunto
i 18 mesi di terapia. Nel gruppo pediatrico (soggetti di età
inferiore a 17 anni (range 6-16) abbiamo assistito ad un drammatico
e progressivo aumento della massa ossea vertebrale: +15,7 % ±
(7,27) a 6 mesi, +30,9% (± 16,7) a 12 mesi, +50,1% (±
32,9) a 18 mesi. A tale aumento di massa ossea si accompagna anche
un significativo notevole aumento dell'area vertebrale proiettata
(+21,4% ± 19,9), e quindi dimostra direttamente la crescita
scheletrica. L'entità degli aumenti rilevati (quello della
densità addirittura sottostimato a causa dall'aumento delle
dimensioni), e il notevole recupero in termini di Z score (+ 2,08±
0,98 SD) non lascia dubbi riguardo l'effetto positivo del trattamento
in soggetti in crescita con osteogenesi imperfetta.
Anche per quanto riguarda i soggetti di età adulta (range
21-48) i risultati appaiono interessanti. infatti per la prima volta
è stato possibile documentare un aumento densitometrico significativo
a livello vertebrale (+6,6 % ± 10,4 a 18 mesi) pari ad un
recupero in termini di Z score di 0,31± 0,35 (p<0,0001)
.
L'analisi dell'incidenza di fratture sarà possibile al completamento
dello studio con l'inclusione dei dati del gruppo di controllo.
Una analisi dell'incidenza di fratture cliniche rispetto al periodi
pre-trattamento è reso complesso dal fatto che nei bambini
c'è una spontanea attenuazione dell'incidenza di fratture
con l'approssimarsi della pubertà.
2001, Dott. Gatti
Riabilitazione Reumatologica
Ospedale di Valeggio Verona.
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